Diario di viaggio a Siracusa.

Eccomi qua, a Noto. Sono arrivato da un paio di ore, sono le 15:00 e la temperatura… be’ la temperatura immaginatela voi.

Comunque al caldo terribile della Sicilia già mi sono abituato, gli ultimi due giorni li ho passati a Siracusa che a temperatura nemmeno scherza. Anzi per dirla tutta Siracusa è un forno. Ricordo le parole di Ciro pronunciate un paio di settimane fa: “Siracusa?” mi disse “Be’, Credo che Siracusa sia il punto più caldo del mondo” esagerando, come fa lui, quando deve descrivere qualcosa.

Il primo giorno a Siracusa pensavo alle parole di Ciruzzo. Pensavo che esagerasse quando descriveva le cose, un punto più caldo esisteva e come, certo che esisteva: era il forno. Appunto.

Quando sono arrivato, appena fuori dalla città, vedevo le campagne, le colline, il paesaggio in generale sotto una luce gialla.

Se dovessi abbinare un colore a Siracusa, anzi, alla campagna Siracusana, questo sarebbe sicuramente il giallo.

Mentre guidavo, dicevo, la mia attenzione è stata catturata dal cimitero. Un set cinematografico in pratica fatto di pietre antichissime, tombe vecchissime e c’era anche qualche persona che stava entrando in quel momento, nel cimitero, sempre vecchissima.

Ho pensato subito alla scena finale de Il Buono il Brutto e il Cattivo anche perché alle spalle del cimitero c’era una piccola collinetta con po’ di erba secca e qualche pietra sparsa qua e là che faceva molto far west.

Non mi soffermerò molto sulla descrizione della città perché credo sia più interessante raccontare della mia prima esperienza in un ostello.

Già. Bene.

Allora, sarò sincero, sono sempre stato attratto da un’esperienza in un ostello, ma non l’ho mai fatta perché ho sempre pensato alla questione della privacy, cesso, etc. etc.

Per quale motivo ero attratto da questo tipo di esperienza? Per il fatto che credo che l’ostello rappresenti l’essenza del viaggio, sopratutto del viaggio in solitaria.

Cercavo qualcosa di carino e sopratutto pulito e devo dire che con l’ostello dove alloggiavo ho trovato quello che cercavo. Ha un giardino dove di sera si riuniscono tutti i viaggiatori attorno ai tavoli per scambiare chiacchiere ed esperienze.

Qualcuno di loro era alla prima esperienza in un ostello, come me, ed era divertente ascoltare le loro impressioni che nella maggior parte dei casi erano uguali alle mie.

La mia camera era molto caratteristica.

In che senso? Nel senso che c’era sempre qualcuno che dormiva; oh! era incredibile, cambiavano le persone, ma la modalità di alloggiare era la stessa. Modalità Morfeo la chiamerei.

In ogni caso erano tutti abbastanza ordinati tranne…heheh…tranne quello che ha dormito nel letto… quale letto? nel letto – rullo di tamburi – a fianco al mio.

Signori, se il disordine si dovesse incarnare lo farebbe in quella persona. Anzi credo sia andata proprio così: il disordine è sceso dal regno dei cieli e si è incarnato in quella persona.

Il tizio l’ho visto solo nel momento in cui doveva andare via. Era una mattina e per forza di cose ho dovuto ascoltare il vocale che gli era stato mandato, credo, dal suo avvocato. Era una voce femminile che gli dava alcuni consigli su come affrontare la situazione di merda ( e vi assicuro che era di merda) che aveva con quella che sarebbe diventata l’ex moglie. Fatti suoi comunque.

L’aspetto interessante, come vi dicevo, era il suo concetto di ordine.

Appena sono arrivato ho visto il letto disfatto, anche se “disfatto” non è il termine giusto per descrivere al meglio lo scenario.

Il suo letto sembrava molto di più a un piatto con più pietanze all’interno e mangiato per metà. Le lenzuola, per il fatto che erano bianche (non so come, ma lo erano) rappresentavano la ceramica del piatto. Il cuscino piegato a metà era un pezzo di carne smangiucchiato; un lenzuolo attorcigliato a palla era una polpetta mentre l’altro lenzuolo, sempre attorcigliato, in questo caso assieme a una maglia, era una braciola. Il copriletto in fondo era il sugo che rimaneva e, dulcis in fundo: lo spazzolino da denti che giaceva a terra era una forchetta caduta appunto a terra. Già avete capito bene SPAZZOLINO e TERRA.

Io, quando dovevo uscire, chiudevo le mie cose nell’armadietto per non far scattare in qualcuno quella vecchia storia che recita L’occasione fa l’uomo ladro. Il tizio a fianco a me, evidentemente, aveva adottato una tecnica diversa per proteggere i suoi averi: aveva creato una zona nucleare, altamente nociva, dentro la quale nessun essere umano coscienzioso avrebbe messo piede.

Teoria di protezione individuali diverse quindi.

Ho incontrato delle persone che mi sembravano interessanti.

Peccato che ho avuto poco tempo per conoscerle. Tra tutti vi parlerò di un ragazzo di nome Tarik, tedesco lui. Ora pensate giusto un secondo a un prototipo di ragazzo tedesco. Bene, Tarik, ne sono sicuro, non si avvicina nemmeno lontanamente a quello che avete immaginato.

Tarik ha la figa in fronte, non che i tedeschi non possano intendiamoci, lo capisco. Era solo un modo per introdurlo. Lui lavora assiduamente per la conquista, si è iscritto a tutte le tipologie di siti per incontri, parla contemporaneamente con tre, quattro ragazze alla volta. È incredibile. Lui è il Pippo Inzaghi della conquista, sempre in agguato per fare goal. Sposa la legge dei grandi numeri in tutto e per tutto. E fin qui ci può stare.

Socialista convinto. Quando mi ha parlato di José Mujica gli si sono illuminati gli occhi. Sogna di andare a Cuba, sopratutto per andare a Santa Clara, città simbolo di Che Guevara. Gli piace il Reggaeton e se potesse, probabilmente lo farà, andrebbe a vivere in Spagna. “Dove vivo io”, mi ha detto, “La gente esce una volta a settimana, le ragazze in strada, mentre camminano, guardano solo avanti e a me questo modo di vivere non piace. Vivono tutti pensando al futuro dimenticandosi completamente del presente”.

Ecco, per me lui doveva nascere in Sud America. Non è adatto allo stile tedesco. Non si tratta di discutere se è giusto o no un modo di vivere, si tratta di incompatibilità tra ciò che si è e il posto in cui si vive. Tarik lo sapeva, ed è per questo che stava lavorando per cambiare le cose.

Lavorare per cambiare le cose. Tutte le esperienze che mi riportano a questo concetto mi fanno riflettere, inevitabilmente, alle scelte che ho fatto nella mia vita. Io che sono sempre indeciso. Avrò preso la decisione giusta? Sono abbastanza attento e lucido nell’ascoltarmi? Quando mi faccio queste domande vado sempre un pochino in confusione. Nel frattempo che la risposta arrivi, altra lettera spedita.

Postcard from the Italy, Siracusa.

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