Hey chi ci ha fatto caso al nuovo Windows che ti propone sempre quelle foto bellissime nel momento in cui accendi il computer? Poi avete notato che sta lì, Windows sempre, a chiederti pure se la foto ti piace o cose del genere?

In condizioni normali questo genere di cose ti passano davanti e non te ne accorgi nemmeno, ma se provate a immaginare a una situazione tipo la mia, ossia da solo in casa, senza alcun tipo di distrazione tecnologica l’affare cambia.

Cerchiamo di capire meglio la mia situazione.

Da più di un mese mi ritrovo senza televisore in casa. Sulla staffa a muro che serve per reggere il televisore, per l’appunto, ho appeso una targhetta di ferro che mi è stato regalato un paio di anni fa. Si tratta di quel tipo di targhette che si appendono dietro le porte di ingresso dei negozi, quelli con la doppia scritta open/closed che serve per indicare alla clientela se si è chiusi o aperti.

Ho rivolto la targhetta con la scritta Sorry, we’re closed visibile. L’ho appesa mezza storta, il che rende tutto molto “negozi/distributore di benzina” posizionati nei deserti degli Stati Uniti; quelle location, tanto per capirci, che quando compaiono nei film i personaggi che ci stanno dentro utilizzando sempre parole come Amico, Vai a farti fottere, Tira fuori il malloppo etc.

Qualche giorno fa ho osservato la targhetta lì, dove vi ho detto. Sembrava che fosse stata appesa dal televisore stesso per dire a tutti che è andato via. Ho pensato che se questo surrealismo dei miei stivali fosse intravisto da chi si trova a passare dalle mie parti potrebbe strappare un mezzo sorriso.

Mi sono detto “La targhetta potrebbe scaturire l’effetto di una battuta, senza che alcuna battuta venga fatta”.

A casa mia, dal momento che per ora ho deciso di stare senza televisore, non c’è nessun tipo di intrattenimento a parte qualche birra, vino e un paio di distillati. Quindi per una sorta di carineria nei confronti di chi mi viene a trovare ho indirettamente adottato questa squallida tattica.

Ah, poi ci sono due orologi. Sono quella tipologia di orologi che si vedevano nelle stazioni durante gli anni ‘20. Li ho posizionati quasi l’uno di fronte all’altro. Quest’ultima scelta non ha nessun significato e se la targhetta ha una minima possibilità di far uscire fuori un ghigno, qui non abbiamo nessuna speranza.

coffeepaper

Quindi poco intrattenimento.

Ma allora che faccio quando sono a casa?

Leggo e scrivo. Quando scrivo accendo il computer e, come vi dicevo, durante l’avvio escono fuori queste immagini bellissime e ogni tanto la domanda Ti piace quello che vedi?

Io lo so che Windows fa questo tipo di cose per profilarmi ancora di più. Infatti si tratta sempre di immagini di posti esotici oppure, ecco come quella che è uscita stasera, librerie enormi. Viaggi e libri, le cose che mi piacciono.

Un attimo però. A chi sospetta che pian piano andrò a vivere in una caverna e farò luce in casa come si faceva nella Francia di Re Sole dovrò dire che si sbaglia. Io ho anche Netflix e, seppur dal computer, di tanto in tanto vado a vedermi qualche film.

L’altro giorno, per esempio, ho visto Ho perso la mia mano. 

Si tratta di un film di animazione che racconta parallelamente due storie che sono destinate a congiungersi. Il protagonista è un ragazzo che si innamora di una ragazza alla quale sembra essere indifferente.

Il ragazzo ha l’abitudine, e lo fa da bambino, di registrare i suoni, i rumori e le parole di alcuni momenti della sua vita con un mangianastri. Oltre a questo ha anche l’abitudine di conservare quelle registrazioni. Fa di tutto quel ragazzo, fa di tutto per entrare nella vita di quella ragazza. E proprio mentre sembra riuscirci qualcosa succede e sembra allontanarli irrimediabilmente.

Poi succede quello che non dovrebbe mai succedere, un incidente terribile. Un incidente accorso al ragazzo che lo porta a voler rimanere da solo. Lo stesso incidente, però, scaturisce qualcosa nella ragazza. È preoccupata.

Corre lei, cerca di trovare il ragazzo in quei posti che erano stati i loro posti; quei posti dove si sono guardati, dove hanno parlato. Ma non ci riesce o, per lo meno, sembra non riuscirci.

Fino a che lei, la ragazza, arriva su un terrazzo innevato. Quel terrazzo era uno dei loro posti e proprio lì, in mezzo a quella neve, trova il mangianastri del ragazzo. È inevitabile, porta le cuffie alle orecchie e spinge su play. Cominciano i suoni, le parole e i rumori che il ragazzo ha registrato durante la sua vita. Ci sono cose belle e cose brutte.

Fatto sta che in quel momento i due si stanno incontrando come mai era successo prima. Questa volta si stanno incontrando veramente pur essendo lontani, nonostante il gelo, nonostante tutto.

Mi meraviglio sempre degli incontri speciali e delle connessioni magiche che si creano con alcune persone.

Più vado avanti e più mi rendo conto di quanto sia indicativo il nostro interesse per gli altri e l’interesse che riservano gli altri per noi affinché questa magia avvenga.

Quindi cosa alimenta la tua passione, come la porti avanti? Cosa ti fa soffrire e come ti senti? Ma anche “Ti piace questa foto?”, già la stessa domanda che mi fa Windows ogni volta che accendo il computer.

Verso chi rivolgete questi pensieri e quali persone rivolgono questi pensieri a voi?

Se vi va pensateci, intanto oggi è il compleanno di Hemingway, quindi…

Buon compleanno Ernest!

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