Racconto a puntate. I lettori commentano e le loro indicazioni influiscono sul seguito della storia nei prossimi appuntamenti.

A volte i rapporti tra gli uomini attraversano vie che nemmeno immaginiamo. Pensate ai vostri legami più forti, quelli che magari durano da parecchio tempo. Ecco, pensateci bene, a livello temporale non si sviluppano tutti allo stesso modo. Ci sono gli amori a prima vista, certo, ma esistono anche altri che si insediano nelle nostre vite un po’ per volta. Tempi diverse dunque.

Una cosa, invece, che sicuramente accomuna i legami è la nostra voglia, in tal senso, affinché essi diventino tali. Voglio essere amico di quella persona, voglio che quella persona diventi mio marito oppure la mia ragazza.

Ma, in queste questioni, cosa si cela dietro le nostre “voglie”? Sicuramente l’istinto di connessione con le altre persone, certo, ma questa affermazione, da sola, sembra essere incompleta. In tanti, a mio avviso, sottovalutano un aspetto molto importante. Un aspetto che, dopo un dato tempo, ai legami può rendere gloria o mandarli in rovina: i presupposti.

Ad esempio, quando qualcosa finisce, ci chiediamo cosa può essere andato storto; ci danniamo per queste genere di cose. Guardiamo la fine in maniera scrupolosa senza tenere conto dell’inizio. Se non ami più tua moglie, ti sei mai chiesto se quel rapporto è cominciato perché eri affascinato dalla bellezza o dall’intelletto inizialmente? Su quale strada si è poi sviluppato? Per quale motivo nella cerchia delle tue amicizie ci sono quel genere di persone? Perché traete vantaggio dalla loro intelligenza, siete soli, stessa etica, necessità di appartenere o affermarvi in un gruppo, vi drogate assieme?

Le variabili sono tante. È vero non sempre, ma spesso ai presupposti di cui parlavo non si dà il giusto peso nel percorso di un legame.

Ci ritroviamo nelle nostre vite distrutte, flagellate solo perché siamo pigri e per questo non vigili sulle cose che cambiano.

Detto questo permettete un altro inciso prima di riprendere il nostro racconto: Non sempre una rottura è cosa negativa.

-Dobbiamo andare nel rione-

-Ma è successo qualcosa?-

-No, non ti preoccupare. Piuttosto mi vuoi dire come conosci Chiara Girolamo?-

-È quella Chiara di cui ti parlavo, la tipa nella macchina nella sera in cui siamo andati a puttane-

-Ahhh, bene ora capisco. Che cosa vuoi fare ora strage di donne. Ti ho fatto svezzare quella sera e ora sei un toro alla riscossa-

Mi venne da ridere. L’ipotesi di essere attenzionato da una ragazza così bella, mi piaceva.

-Tu invece come la conosci?- chiesi

-Come? No, non la conosco bene. So solo che la madre non si faceva problemi ad andare con uomini che non fossero suo marito. Lo sapevano tutti. Si vede che ora la figlia vuole solcare le orme della madre- concluse Jenny con una risata sguaiata.

-No, ma guarda che non è così-

-Non mi dire che ti sei innamorato?-

-No macché innamorato che c’entra stavo solo dicendo…-

-Sì, comunque non mi devi dare tutte queste spiegazioni. Ti ha detto quando se ne va?-

-No, non mi ha detto quando se ne va –

-Ah-

Jenny non lo conoscevo da parecchio tempo.

Di vista sì però, lui bazzicava sempre nel mio quartiere pur non abitandoci. Lo conoscevano tutti. Della sua famiglia sapevo che era gente ricca. Sembra che esportassero generi alimentari queste per lo meno erano le voci che avevo sentito sul loro conto.

Prima di questa macchina Jenny veniva nel quartiere con una moto di grossa cilindrata. Era un Triumph nera che si è distrutta dopo un incidente dal quale Jenny uscì miracolosamente illeso.

Quando eravamo più piccoli sentivo sempre parlare di lui per qualche rissa in cui si era infilato.

“Quei rotti in culo guardavano troppo e Jenny gli spaccava una bottiglia di birra in testa…quando si andava a ballare lo spingevano troppo e lui li prendeva a cinghiate”

Io queste cose le ho più sentite che viste, ci stava ero molto piccolo, quindi non me ne andavo in giro come quando sono cresciuto. Jenny inizialmente non mi salutava nemmeno, ma non perché gli fossi antipatico, anzi.

Probabilmente non sapeva nemmeno che esistessi.

Poi un giorno, capitò tre mesi prima, origliai Anna che confessava a Lucia quanto gli piacesse Jenny. Anna abitava nel mio stesso palazzo e fu in mezzo a quelle scale che sentii la confessione. Un bel giorno Jenny mi chiese se Anna stava assieme a qualcuno. Mi meravigliai del fatto che lui sapesse che abitassimo nello stesso palazzo e così tra una cosa e l’altra gli dissi pure quello che avevo sentito per le scale.

Jenny, si vedeva che era compiaciuto dal mio racconto, ascoltò tutto e da allora cominciò a salutarmi. Ma se vi state chiedendo per quale motivo ero così preoccupato rispetto al favore che avevo fatto a Jenny la settimana prima, mi riferisco al favore per il quale Jenny, poi, mi ha offerto una mignotta, così per sdebitarsi, vi accontento subito.

Jenny mi chiese di tenere una borsa.

La dovevo conservare nello scantinato di casa dal momento che laggiù non ci scendeva mai nessuno. Una notte e basta.

-Nessun problema Jenny- e mi caricai il borsone sulla spalla.

-Mi raccomando non aprire, perché quello che c’è all’interno non può prendere luce ok?-

-Ok- dissi io con la curiosità e la preoccupazione a mille.

Ero sicuro, ne ero sicuro che in quella borsa ci fosse droga o qualche arma, sudavo e mentre attraversavo il portone del mio palazzo cominciai a dannarmi “Ma perché? Perché l’ho fatto” mi ripetevo.

Così posizionai il borsone nello scantinato, salii le scale per andare a casa, cenai, poco, e poi a dormire. Di notte mi svegliai in un bagno di sudore, pensavo ai carabinieri, ai guai, a me che ero un coglione che stava in mezzo a un casino senza sapere nemmeno il perché.

Decisi di andare a vedere cosa c’era dentro quel borsone.

Quanto meno, sapendo cosa conteneva, avrei avuto il tempo di inventarmi qualche cazzata.

Scesi, dunque, giù nello scantinato. Erano le due di notte e mi ero portato una torcia per vedere meglio. Mi avvicinai al sacco, appoggiai la torcia accesa su una mensola di ferro e aprii.

Fu un balzo all’indietro, rapido. L’interno di quel borsone celava una gabbia con una decina, sì credo che siano stati una decina, di topi neri, mezzi addormentati che alla vista della luce cominciarono a muoversi velocemente. “Ma che cazzo di schifo è questo?” dissi, anzi urlai. Il borsone però temo contenesse altre cose sotto quella gabbia, ma a quel punto non mi interessava più saperlo. Chiusi il tutto con le punte delle dita e ritornai a dormire.

Arrivammo al rione intanto.

Nel frattempo che avevo ripensato a tutte queste cose Jenny era rimasto in silenzio, come me tra l’altro.

Ci fermammo di fronte alle scale della chiesa, laddove si riunivano tutti. Io scesi e salutai quella quindicina di facce.

Scese anche Jenny “Dove sta il Secco?” disse “Eccomi qua” rispose il Secco avvicinandosi.

-Ma lo sai che questo signore- fece Jenny abbracciandomi -…questo signore ha scoperto che Chiara Girone, te la ricordi Chiara Girone? Be’ Chiara Girone fa la mignotta-

E tutti a ridere, a darmi le pacche sulle spalle e a scherzare. Non era così, ma non lo dissi. Io ridevo, ero parte di loro, soprattutto grazie a Jenny. Ecco a proposito di presupposti e legami: quelli appena raccontati furono sicuramente i presupposti della nostra amicizia. L’amicizia tra me e Jenny.

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