Un viaggio attraverso Fantozzi e il genere umoristico.

Paolo Villaggio è nato a Genova il 30 dicembre del 1932. Il suo volto è stato, e lo è ancora, associato a quello che è stato il personaggio più celebre da lui interpretato: Fantozzi.

Fantozzi ha avuto un successo commerciale incredibile per oltre quarant’anni. I film erano la trasposizione cinematografica di libri scritti dallo stesso Villaggio. I primi due di questi libri erano frutto di una raccolta di racconti che lo stesso attore aveva scritto negli anni precedenti.

La comicità di Fantozzi può risultare a un occhio meno attento come frivola, leggera, demenziale. E in parte è vero, ma sarebbe sbagliato soffermarsi a questi aspetti e pensare che siano gli unici ingredienti che hanno contribuito al successo.

Paolo Villaggio, infatti, prima ancora di essere un bravissimo interprete è stato un formidabile scrittore. Conosceva le regole da seguire per scrivere un racconto umoristico e lo ha ampiamente dimostrato creando un personaggio senza sbavature che ha raccontato, facendoci ridere, la società dell’epoca così come quella attuale.

Come ha fatto a costruire una storia umoristica così geniale?

Innanzitutto facendo in modo che le persone si rivedessero in lui.

Fantozzi vive le nevrosi che sono comuni alla maggior parte delle persone. La storia della sua vita è tragica perché parla di un uomo che conosce in anticipo il suo stato d’animo nel momento in cui affronterà la giornata lavorativa, la vita matrimoniale, ma anche una semplice gita o serata tra colleghi. Si sentirà inadatto. Tutti possono essere Fantozzi in un aspetto della loro vita, anche se in pochi lo ammettono.

Se vuoi leggere il racconto di una mia personalissima gita clicca qui.

Davanti alle descrizioni di Fantozzi le persone si identificano, dicono a se stessi “Quello sono io”.

Poi il ragioniere esagera, le sue azioni diventano catastrofiche fino a farlo diventare una caricatura.

Questo porta a pensare al pubblico di essere migliore di Fantozzi. In quel momento le persone si sentono sollevate e ridono perché quelle catastrofi accadono a qualcun altro.

Per questo si ride.

Questa è la piccola formula magica: un personaggio in cui identificarci che diventi, successivamente, peggiore di noi.

Sembra semplice no? In realtà scrivere storie umoristiche è molto difficile.

I punti di forza di Paolo Villaggio (oltre alla conoscenza dei ferri del mestiere della narratologia umoristica), a mio avviso, erano essenzialmente due.

Il primo: era un attento osservatore della società. Nei suoi lavori ne esasperava gli aspetti per esigenze “tecniche”, ma alla fine (e di questo ne danno conferma anche le sue interviste) il suo punto di vista, sicuramente critico, non prendeva il sopravvento sulle analisi, a mio avviso lucidissime e oggettive, lasciando il giudizio finale al solo spettatore.

Il secondo punto di forza era la sua immensa cultura letteraria. Era risaputa la sua grande fame di narrativa, soprattutto in gioventù. Questa larga conoscenza di parole ha caratterizzato i suoi libri, ma anche la voce narrante dei suoi film che a colpi di iperboli, descrizioni raffinate e anche neologismi hanno fatto ridere tutta l’Italia (lingua felpata, rutto pazzesco, megadirettore etc).

Un personaggio che prende spunto dalla realtà

Il personaggio di Fantozzi è il frutto di varie vicissitudini accadute a persone più o meno vicine a Paolo Villaggio durante gli anni in cui l’attore era dipendente di una grossa azienda. Tuttavia il ruolo fondamentale per la nascita del ragioniere appartiene solamente a una di queste. Sembra che il vero Fantozzi sia stato un tale sig. Bianchi, ai tempi collega di Paolo Villaggio. Il suo ufficio si trovava in un sottoscala. Quando Villaggio gli allungò la mano per presentarsi il sig. Bianchi si alzò prontamente per stringere a sua volta la mano del neo collega rischiando di urtare violentemente la testa contro il soffitto bassissimo.

Fu in quel momento che Villaggio chiese “Ma perché si alza?” e il sig. Bianchi “Pensavo volesse ballare”.

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