Una puntata a settimana. I lettori commentano e le loro indicazioni influiscono sul seguito della storia nei prossimi appuntamenti.

Segue dalla seconda puntata.

Jenny aveva preso un paio di birre in un bar frequentato per lo più da camionisti che si trovava in quella zona. Aveva preferito quelle in lattina perché erano più pratiche da aprire e in più, una volta finite, potevi tranquillamente piegarle.

– Beh, cosa significa questa faccia? Sei stato appena sverginato e invece sembra che vieni da un funerale – disse, mentre restava attento alla guida.

– No, amico. Ti sbagli –

– Ma ti è piaciuto o no? –

– Certamente che mi è piaciuto –

Silenzio.

Mi accesi una sigaretta, avevo la birra in mano e avevo fatto un paio di sorsi; Jenny, invece, aveva già finito e in più aveva fatto anche tre rutti spaziali.

– Jenny, ascolta, ma secondo te è normale non sentire troppo l’effetto della ciucia che struscia sul cazzo quando si scopa? –

– Non capisco, che vuoi dire? –

– Volevo dire che nel momento in cui la tipa si è messa a pecora e io glielo infilato, non lo so, ho avuto come una sensazione… oh mi è piaciuto eh, chiariamo…però, ti dicevo, una sensazione…non lo so nemmeno io. Mi aspettavo più sensazione –

– Più sensazione –

– Già –

– Ma che cazzo significa? Non capisco. Certo il profilattico può influire sulla sensibilità. Forse è questo. Ti riferisci a questo? –

– Sì, probabilmente è questo! Vedi, a pensarci bene, non sono sicuro di averglielo infilato dentro –

– Ma che cazzo dici? – scoppio a ridere Jenny.

Risi anche io, ma in realtà ero in imbarazzo.

Non mi sarei aspettato che la mia prima volta sarebbe andata così. Anzi. Pensavo che fosse stato paradisiaco, che fossi rimasto estasiato. Invece no. Non era nemmeno andata di merda eh. Il punto è che non ci stavo capendo nulla. Non ero su di giri. In più c’era Jenny che rideva e… maledetto me che gli avevo confessato la faccenda.

– Comunque- feci io – quando siamo ripartiti ho visto una che conosco –

– E chi è questa? Dove stava? –

– In una macchina, sul lato opposto della strada –

– Sì, ma chi è? –

– No, tu non la conosci, cioè in realtà non la conosco bene nemmeno io –

La donna in questione? Si chiamava Chiara ed era più grande di me di una decina d’anni. Il mio primo incontro con lei era avvenuto tre giorni prima in modo casuale.

Spiego meglio. Io e Peppone stavamo camminando per il centro di Palermo quando fummo aggrediti verbalmente da una mezza pazza squilibrata.

Era una signora sulla settantina convinta di essere la proprietaria del marciapiede. Passeggiava nel verso contrario al nostro quando cominciò a insultarci. A noi scoppiò da ridere e non rispondemmo nemmeno, ma per essere sicuri che non ci tirasse dietro nulla la tenemmo d’occhio anche una volta superata. Ecco, proprio mentre succedeva questo ebbi uno scontro frontale con Chiara. Camminava nel senso opposto al mio con un trolley e un frappè che fino al secondo prima dello scontro reggeva in mano. Già fino al secondo prima, dopo no. Il frappè che per la cronaca era a fragola si cosparse sulla mia camicia, interamente.

Mi dispiace, non ti ho visto, però potevi stare più attento, Peppone che rideva. Alla fine Chiara per la sua strada e noi per la nostra.

-Hai visto che culo- fece notare Peppone indicando Chiara.

Io non risposi nemmeno.

Peppone si stava ammazzando dalle risate, ma vedendomi nero propose di andare alla trattoria del padre. Sapeva quanto apprezzassi l’articolo.

– Andiamo a farci quattro arancini da papà –

– La finisci di ridere, che cazzo, lo vedi che sono diventato rosa? –

– Sì lo vedo- disse, mentre continuava a ridere.

La famiglia di Peppone era proprietaria, oltre alla trattoria, di una piccola pensione.

Le due attività nascevano nello stesso palazzo dove si trovava anche la loro abitazione. Tutto in un solo stabile. Una volta arrivati avrei potuto cambiarmi, mangiare due arancini e già che c’eravamo avremmo concluso il tutto con una birra fredda.

Spolverammo la vetrina calda, tutto secondo programmi. Poi salimmo al terzo piano, a casa di Peppone per fumarci una sigaretta e rilassarci. Peppone stava per attaccare un pippone sugli asteroidi o le costellazione, non mi ricordo bene, quando la mamma chiamò al telefono e gli chiese di raggiungerla al secondo piano dove c’erano le camere della pensione. Stava aspettando con una cliente e Peppone doveva scendere subito a cambiare due lampadine che si erano fulminate.

– Dai, scendi giù con me –

– Ok – risposi io mentre spegnevo la sigaretta ancora a metà nel posacenere.

E niente, una volta giù scoprimmo che la nuova cliente era Chiara.

– Sono in città da un’ora e già vi ho visto due volte – ci disse con un sorriso

– Già – risposi io un po’ impacciato.

La madre di Peppone ci tenne a sapere l’accaduto e noi lo raccontammo. Quel cretino di Peppone ricominciò a ridere.

Diedi una mano a cambiare le lampadine per non stare in mezzo alle due donne senza sapere che dire.

-Hai visto che culo?- sottolineò di nuovo Peppone tra una lampadina e l’altra

Chiara aveva indiscutibilmente un bel sedere. Aveva un seno piccolo, ma sul culo avrebbe messo d’accordo le folle. Origliammo le chiacchiere provenienti dall’ atrio adibito a ufficio. Intendemmo il suo nome e le intenzioni circa la sua permanenza. Sarebbe restata in città almeno tre mesi, questo era sicuro. Per fare cosa non l’avevamo capito.

– Se la tipa è una puttana dobbiamo indagare, è un’occasione che non possiamo farci scappare – disse Jenny una volta che gli raccontai la storia.

Jenny, lo conoscevo. Avrebbe architettato qualsiasi strategia per farsi la donna del mistero. Per farlo, di questo ne ero sicuro, mi avrebbe infilato dritto per dritto in questa storia dal momento che lui e Peppone non erano amici. Forse avrei fatto meglio a non dire niente. Quella macchina sul ciglio opposto della strada poteva essere ferma lì per mille motivi. Certo che è pure vero che una macchina ferma su quella strada che cazzo ci sta a fare? Ma poi, dico…che cazzo, se facesse la puttana si metterebbe a farlo proprio in strada?

In quel momento non lo sapevo, ma sarei stato costretto a capire come stavano le cose.

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