Una puntata a settimana. I lettori commentano e le loro indicazioni influiscono sul seguito della storia nei prossimi appuntamenti.

Segue dalla prima puntata

Una volta vicini, Jenny sentì il dovere di contrattare per me. Cominciarono a parlare, la signora ci elencò il tariffario mentre Jenny cercava di mercanteggiare. Io sorridevo come un ebete osservando il feeling che era nato tra i due. Tuttavia, non sapendo che fare, mi accesi un’altra sigaretta. D’altronde che potevo fare? La situazione non prevedeva nemmeno scenate di gelosia.

Alla fine il contratto fu chiuso: quindicimila bocca e figa, in pratica tutto quello che avevo in tasca.

La signora aveva un’età che adesso non vi saprei dire. Aveva una gonna rossa e una maglia nera.

-Sei del Milan?- le dissi, sfoggiando il massimo della simpatia che avevo a disposizione

-Che cosa?- rispose lei. Pensai che non era il caso di mettermi a spiegare la battuta, ormai era venuta di merda, quindi andava bene se la chiudevo così.

-Niente- le dissi, mentre mi lasciavo condurre lungo un sentiero che mi avrebbe portato chissà dove.

Jenny mi aveva detto che si sarebbe fatto un giro, sarebbe tornato da lì a quindici minuti. Se avessi finito prima mi sarebbe bastato fare uno squillo con il cellulare e lui sarebbe arrivato in un batter d’occhio.

Dopo un paio di minuti mi ritrovai in un posto nel quale arrivava una quantità di luce capace di metter a fuoco appena i lineamenti della signora che, nel frattempo, mi aveva chiesto pure come mi chiamassi. Così, giusto per rompere il ghiaccio. Ero immobilizzato e per questo pensai che per non fare la figura del provolone fosse necessario che io facessi qualcosa. Così le misi una mano sul culo. Lei mise la sua sul pisello e fin qui eravamo pari.

Il mio cazzo era moscio, cioè non era proprio moscio, nemmeno duro eh. Stava a metà. Non so come si potrebbe definire un cazzo in quelle condizioni. Moscetto? Duretto? Barzotto?

So solo che volevo un bel cazzo duro in quel momento e non stava succedendo. Il suo culo invece era abbastanza duro, forse sarebbe meglio definirlo tosto. Continuavo a palpeggiare comunque e lei pure. La mia parte sfrontata mi suggerì di metterle una mano sulle tette, ma fui bloccato dalla paura. Paura di cosa? Si era fermata una macchina che assomigliava a una di quelle della polizia. Ci mancava solo che mi beccassero.

Già mi vedevo in caserma, seduto dietro a una scrivania con mio padre ad ascoltare il maresciallo

“Ecco, niente… vi abbiamo convocato solo per dirle che abbiamo beccato suo figlio che andava a puttane. Tutto qui”

Mio padre? Già me lo immaginavo, a casa avrebbe risposto alle domande di mia madre in maniera molto dettagliata “Niente…tuo figlio va a puttane”, mia madre mi avrebbe tirato uno schiaffo e mio padre, per dimostrare che era l’uomo di casa, avrebbe continuato l’opera di reinserimento sociale con la tecnica imparata dal nonno, tramandata di generazioni in generazioni, che prendeva il nome di Palmo di ferro.

La macchina in questione, quella che si era fermata, comunque ripartì e la paura della figura di merda a casa si dissolse nel buio della sera. Volevo mettere una mano sulle tette della signora, come vi stavo dicendo, ma non ci riuscì perché lei, la signora, si abbassò e mi sbottonò i pantaloni. “Gliela metto dopo la mano sulle tette” pensai.

Intanto lei era stata più che lesta: mi aveva tirato fuori il pisello e ci aveva srotolato su un preservativo. Il cazzo stava sempre là, per i fatti suoi, mezzo duro mezzo moscio, non lo capii bene. So solo che se lo infilò in bocca. Io intanto pensavo. A cosa? Che mi stessero facendo il primo pompino della vita. Alzai gli occhi al cielo per vedere le stelle, ma poi pensai che era meglio se li abbassavo per vedere la scena. Io li abbassai pure gli occhi, ma non vedevo quasi nulla per via del buio. La testa della signora che si muoveva però la vedevo. Il cazzo intanto era diventato duro come volevo io.

-Vuoi scopare?- mi chiese la signora.

-Certo- risposi. Così lei si alzò sulle gambe e allargò la gabbia toracica davanti a me. La forma del seno si intravedeva da sotto la maglia stretta e mi invitava a mettere le mani su quel rigonfiamento, ma lei fu più lesta, si girò e alzò la gonna fin sopra i glutei. Successivamente si tolse le mutandine. Riuscivo a percepire la pelle lucida delle natiche.

Era arrivato il mio momento, stavo per scopare. La mia prima volta!

Misi la mano sinistra sul fianco e con la destra cercai di indirizzare il cazzo verso la fessa. Non entrava e per di più non riuscivo a capire se stavo troppo sopra, troppo a destra o sinistra rispetto a quel buco. Bah. La signora, comunque, si accorse che sembravo Zorro nella notte che non sa dove infilare la spada e decise di aiutarmi prendendo la situazione in mano. Senza muoversi da come stava prese il pisello con le dita e lo indirizzò sulla retta via. Entrò, sì, ma uscì subito dopo. “Che cazzo” pensai. Cercavo di dimenarmi nella notte mentre sentivo che l’arnese veniva meno, si afflosciava. Che succedeva? Dovevo concentrarmi! Concentrarmi. Dovevo prendere in mano la situazione, c’era una donna d’avanti a me.

Dopo dieci minuti

Jenny accostò due metri davanti al fuoco della signora. Feci quel tratto a piedi veloce, non volevo che mi vedesse qualcuno. Alla radio stavano passando Like a Rolling Stones e fu proprio in quel momento che successe. L’altra macchina era sul ciglio opposto della strada e dentro c’era lei che rideva e guardava negli occhi il tizio che guidava. Io non ci potevo credere alla coincidenza: quel pezzo in radio proprio nel momento in cui lei si materializzò davanti agli occhi. Ma questo era niente.

Il fatto incredibile era che lei fosse lì, su quella strada. Era lei non c’erano dubbi. Solo che aveva un trucco un po’ marcato. Un po’ da zoccola, insomma.

Non potevo crederci, non riuscivo a staccarle gli occhi da dosso. Anche lei alzò gli occhi, probabilmente sentiva che qualcuno stava là a fissarla. Il suo sguardo finì giusto nei miei occhi e in un attimo la sua espressione cambiò. Fu pervasa dall’imbarazzo, ne ero sicuro come ero sicuro che anche lei mi avesse riconosciuto.

Avvertii un disagio sconfinato, ma durò giusto un paio di secondi. Jenny partì a razzo, si accese una sigaretta e me lo chiese: “Allora amico, com’è scopare?”

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