La settimana scorsa sono stato a Matera.

Era la prima volta che ci andavo e la modalità con la quale è stata presa la decisione è l’emblema preciso del detto “Quello che non si fa una vita si fa in un giorno”.

Mi spiego meglio. Tutto è cominciato venerdì a casa mia. Eravamo in quattro e stavamo cercando di ristabilire il fisiologico funzionamento dell’apparato respiratorio dopo esserci ingozzati con le pizze accuratamente preparate da Ciccio, il mio coinquilino. Appena un’ora prima, sempre Ciccio, si era lasciato andare nello show che più di tutti predilige fare quando fuori c’è una serata piovosa: preparare da mangiare come se non ci fosse un domani.
Ciccio, come vi ho anticipato, aveva preparato una discreta varietà di pizze e le sfornava con una serietà commovente. I suoi gesti avevano raggiunto precisioni altissime, tipiche dei professionisti.
Noi altri per non vanificare quelle gesta gloriose abbiamo cominciato a mangiare e lo facemmo con la competenza che ci contraddistingue a tavola. Senza accorgercene avevamo messo su un’orchestra. Quella sala ospitava suoni coordinati di birre stappate, pizze sgranocchiate, ma anche rutti appena pronunciati o liberamente propagati.
Pure Ciccio mangiava. Impastava, cuoceva, mangiava, beveva: un cyborg. In certe sere sembra essere arrivato da un altro pianeta. Insomma, una mangiata seria di pizze fatte in casa.

Alla fine vinsero le pizze, strano a dirsi, ma fu così.

Ciccio aveva creato delle creature che si sono rivelate, solo alla fine, più forti di noi quattro che, per quanto uniti, siamo stati spazzati via davanti alla potenza dei condimenti. La diavola fu servita sul finire ed era piccante come appunto, perdonate la ripetitività, una diavola. A me si gonfiò una tempia mentre gli occhi di Nicola, che mi sedeva di fronte, diventarono lucidi di fuoco. Carmine non provò nemmeno ad assaggiarla quella “bastarda”, mentre Ciccio continuava a masticare con un ghigno di soddisfazione davanti alla stoica prova.
Alla fine ci siamo buttati sul divano e abbiamo aspettato che la morte ci venisse a prendere, tutti e quattro messi assieme, contemporaneamente. Per ingannare il tempo dell’attesa ci siamo scolati una bottiglia di limoncello fatto in casa. A prepararlo, quel limoncello, era stato sempre Ciccio un paio di settimane prima. Vi ho già detto che è un cyborg?
Il temporale fuori intanto si intensificava, la bottiglia finiva e i nostri spasmi addominali cominciavano a dissolversi così come si dissolvevano altri cattivi odori provenienti dai nostri corpi.

Capimmo che non saremmo morti quella sera, per lo meno non per un’indigestione.

Probabilmente questa consapevolezza fece nascere la proposta, a farla fu Carmine: “Ma che ne dite se domani ce ne andiamo da qualche parte?”.
Scartammo subito la proposta Ischia. Al contrario Matera fu subito accolta tanto che dopo dieci minuti avevo già prenotato una casa.
Andammo a dormire dandoci appuntamento al giorno successivo. Io andai a dormire per ultimo e quando lo feci misi la testa sotto le coperte per il freddo. Durante la notte mi svegliai e nella stanza potevo sentire l’odore del lievito madre. Che fossi diventato io stesso un impasto? O meglio una creatura mitologica mezzo uomo/mezzo impasto di pizza, messo pure sotto le coperte per lievitare?
Di notte fai i pensieri più strani, fatto sta che il giorno dopo mi alzai con un bel mal di testa.

Di mattina

Andai in bagno per fare pipì e quando mi diressi verso la cucina per fare colazione mi ritrovai di fronte le spalle di Ciccio che si stava accanendo sui resti delle pizze della sera prima. Lo guardai con disgusto immobile mentre lui mi guardava a sua volta. “Ne ho mangiato tre fette” mi disse e poi si diresse in bagno. Pensai che avevo bisogno di una colazione leggera e così presi dal frigo la bevanda di riso. La bevvi pure salvo poi fiondarmi, pure io sulle pizze. Un raptus.
In tutti i casi, nonostante avessi mangiato anche io tre fette, più un’altra ancora di Ciccio al suo ritorno dal bagno (quindi quattro per lui), quella mattina le pizze erano ancora là, nel senso che non erano finite, vi rendete conto? Fummo costretti a congelarle.

Partenza

Con ritardo, riuscimmo a partire alle undici da casa di Carmine che era stato passato a prendere per ultimo. C’era proprio un bel tempo di merda. A Matera durante la settimana c’erano state delle frane dovute alla pioggia. Salendo in macchina Carmine ci disse che poco prima aveva scritto a un suo amico dicendogli che andava a Matera e che questo suo amico, non avendo capito la natura ludica di quel viaggio, gli aveva risposto che era veramente nobile da parte sua andare ad aiutare le persone in difficoltà. Insomma le condizioni perfette per una gita fuori porta.
Fortunatamente quando arrivammo a Matera il tempo ci rese grazia e la città era tutt’altro che in emergenza. Alla vista dei sassi sgranammo gli occhi e io pensai che se davanti alla proposta di Carmine, fatta la sera prima, ci fossimo fatti impigrire dalla digestione oppure lasciati condizionare dai notiziari, tanta bellezza in quel momento non si poteva rivelare davanti ai nostri occhi. Ci eravamo detti più volte che avremmo dovuto andare a Matera, avevamo sempre rimandato, ma ora eravamo lì. L’ho detto quello che non si fa in una vita si fa in un giorno, a volte basta solo volerlo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here