A dire il vero non mi ricordo a che punto avevo lasciato questo diario. Ci sono dei momenti in cui si perde la cognizione del tempo, sopratutto durante un viaggio. Ieri mattina, ad esempio, ho scambiato quattro chiacchiere con dei ragazzi appena arrivati che hanno cominciato ad esclamare parole del tipo martedì, giovedì e addirittura domenica. Per me è stato come un elettroshock. Sono stato catapultato incredibilmente alla vita normale, che nemmeno mi dispiace così tanto, ma che per il momento lascerei stare lì dove sta. Ci vediamo un altro giorno ok?

Glielo detto a quei ragazzi “Io so solamente che da qui andrò via il dieci” quindi se dobbiamo parlare di giorni della settimana andiamoci piano ok?

A proposito io sono sull’isola più piccola delle Perhentian, si chiama Kecil che significa “piccola” , per l’appunto, e per l’appunto che fantasia questi malesi nel dare il nome alle cose.

La barba e i capelli sono sicuramente cresciuti, probabilmente mi sono pure abbronzato e quando passo davanti allo specchio, di sfuggita lo giuro, penso che sto prendendo le somiglianze di Robinson Crusoe. Quando sono arrivato due giorni fa, circa credo, la barca mi ha lasciato sul molo della spiaggia dove si trova il mio alloggio. Immaginate il molo e trecento metri di spiaggia che lo dividono dal mio, chiamiamolo, resort. Con un altro piccolo sforzo immaginate anche un trolley bello grande trasportato a spalla da un omino con la barba, che sarei io, con la difficoltà della sabbia, visto che qui le strade non esistono, giusto qualche sentiero. Sembravo un facchino della Compagnia delle Indie. Arrivato a destinazione credo di aver avuto una faccia abbastanza stravolta visto che le signore, che mi hanno accolto alla reception, sembravano abbastanza preoccupate. Se mi fosse stata fatta la domanda “Lei è un naufrago?” non mi sarei stupito. Era mattina e mi è stato detto che la mia camera sarebbe stata pronta per le quattordici. Così ho chiesto la cortesia di cambiarmi per mettere il costume e mi sono fiondato nel resort dove alloggia una ragazza americana con cui ho condiviso il taxi per arrivare quaggiù.

Per fortuna che ho una gran voglia di imparare l’inglese perché il caldo, lo slang americano e il fatto che non dormissi da più di un giorno ha messo a dura prova il mio traduttore mentale.

Comunque spiaggia bianca e acqua cristallina sono venute in mio soccorso, il resto lo ha fatto il letto nel momento in cui mi hanno dato la camera. Mi sono appoggiato un attimo e sono caduto in un sonno profondissimo. Quando mi sono svegliato nella mia stanza di legno, il mare azzurro, che si vedeva dalla finestra, era diventato un mare in tempesta, la pioggia cadeva forte, sentivo dei passi fuori che correvano veloci, tirava il vento e sulla tapparella di bambù ci è finito un animale a metà tra una lucertola e un ragno lungo una quindicina di centimetri. Era stato scaraventato dal vento. Lo osservavo dal letto contro luce con gli occhi sbarrati che si dimenava, brutto com’era, venuto sicuramente dagli inferi tanto che ho pensato che fosse arrivata la mia ora. Fortunatamente tutto è finito molto in fretta, io sono potuto uscire per sfamarmi, ma il male, quello vero, doveva ancora giungere. Ho scoperto che sull’isola è difficilissimo trovare anche una semplice birra. Volevo urlare come Tarzan nella foresta ma mi sono contenuto pensando che l’animo di un vero uomo non può essere manipolato da vizi secondari. L’indomani ho prenotato un’uscita in barca che prevedeva lo snorkeling. Per la prima volta ho nuotato assieme a pesci bellissimi, sulla barriera corallina e ho visto anche il pesce Napoleone. Il karma, però, aveva ancora qualcosa in serbo per me. La seduta di legno duro della barca associato alle onde mi ha fatto venire un mal di schiena niente male. Mi tuffavo dalla barca a peso morto a ogni sosta visto che non potevo affidarmi ai muscoli dorsali. In acqua trovavo sollievo, ma il viaggio di ritorno è stato qualcosa di epico: sono approdato sulla spiaggia seduto storto, su quella barca fatta di legno duro, con l’asciugamano che mi copriva spalle e testa. Altro che pesce Napoleone. Io sembravo Napoleone, ma nel momento in cui è arrivato all’isola di Sant’Elena in esilio. A rileggerla sembra una storia orrenda, ma in realtà va tutto bene.

Nonostante il mal di schiena questo mare è fantastico, il tramonto ti fa venire la pelle d’oca e i barbecue sulla spiaggia sembrano scene tratte da un film. La bellezza dovrebbe circondare tutti. Almeno di tanto in tanto.

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