Eccomi qui, appena arrivato a Legian, un posto sulla costa, meta di surfisti. In questi giorni non ho avuto molto tempo per scrivere, troppo incasinato tra spostamenti e cose da fare. Sono arrivato circa un’ora fa, è mezzogiorno e all’hotel mi hanno detto che la mia camera sarebbe stata pronta per le quattordici. “No problem, man” mi sono fatto indicare la spiaggia più vicina, assicurandomi che ci fossero posti dove potermi mettere in santa pace a scrivere con il mare di fronte. Ora sono qui a scrivere all’ombra, in un posto gestito da due ragazzi molto simpatici. Hanno posizionato un Wolkswagen hippye di fronte al mare, qualche tavolino e servono solo da bere. Ho optato per un Hulk, una bevanda a base di spinaci convinto di potermi ricaricare come Dio comanda.

Aproposito di hulk. Ieri sera ero a Canggun e due tizi indonesiani volevano essere Hulk contro me. E io che li vedevo tutti pacifici.

Sono venuti a trovarmi da Kuta, distante circa una ventina di km, Alberto e Carla due ragazzi conosciuti a Ubud. Siamo stati in un posto molto carino, abbiamo bevuto qualche drink e verso mezzanotte Alberto mi ha chiesto se c’era un posto nelle vicinanze dove si potesse mettere qualcosa sotto i denti. Li ho portati da Pepino Pizza, proprio di fronte alla mia guesthouse, dove abbiamo mangiato delle fette di cartone, ops pizza. A dire il vero non erano male, anche se dopo quattro cocktails tutto ha un altro sapore. Ok, di cosa sanno veramente quelle pizze rimarrà un mistero, come gli ufo, come il triangolo delle bermuda o come hanno fatto i miei denti ad uscire fuori così storti. Detto questo, nelle vicinanze c’erano due ragazzi che ci offrivano il loro servizio di taxi abusivo per riportare a Kuta Alberto e Carla. Qui a Bali ce ne sono tantissimi e sembra siano tutti in guerra con i taxi ufficiali. Per non farla troppo lunga, la loro tariffa era troppo alta così abbiamo fermato un taxi ufficiale, contrattato e chiuso a buon prezzo la tratta di ritorno per Kuta. I ragazzi si mettono in macchina, sotto gli occhi dei due abusivi che non hanno risparmiato parolacce al tassista. La macchina parte, saluto i miei amici, come si fa alla stazione, e uno degli abusivi, molto simile Kim Jong-un, comincia ad inveire contro di me “Perché hai fermato quel taxi? Perché hai contrattato con lui e poi vari fuck, fuck, fuck”. A me veniva un po’ da ridere, anche se stavo all’erta in quanto di fronte a me c’era, comunque, un tizio incazzato. Io gli rispondo “Non è permesso fare quello che ho fatto? Be’ io non lo sapevo”. Non so per quale motivo, ma “Kim” davanti alla mia risposta, mi è sembrato più prendersela con sé stesso che con me. Compro una bottiglia d’acqua e arriva il secondo. Assomiglia tanto a uno di quegli asiatici che vogliono fare a fette Bud Spencer in Due superpiedipiatti quasi piatti. “Are you a good fighter?” mi chiede. Solitamente queste situazioni mi mettono ansia, ma in quel momento ero abbastanza tranquillo, perché il bruto cercava di spaventarmi abbassando, però, ogni dieci secondi gli occhi. Non ero io il coraggioso, ma lui che non sapeva esattamente cosa stesse facendo. Almeno credo.

In tutti i casi non mi sembrava una buona idea sfoderare le mie scarse abilità di pugile, di notte per di più a tredici ore di aereo da casa. “Are you a good fighter?” rispondo io con la stessa domanda che mi aveva fatto lui in precedenza “Yes” e io ancora “Good for you, i’m not” e me ne vado. I due restano lì, a dire il vero, un po’ come pesci lessi. Un altro mistero irrisolto, sarà vero quello che diceva quel bruto asiatico, non lo sapremo mai, anche perché io da Canggu me ne sono andato e certo non tornerò per testare questa presunta verità. Canggu, in tutti i casi, è magica, sembra di stare in un film che parla di surf. Non essendo ancora del tutto inflazionata si mostra in tutta la sua essenza.

Ora scrivo da qui, Seminiak. Oggi è cominciata alla grande, mi piace sapermela cavare in un modo o nell’altro e sopratutto mi piace scrivere, sempre di più. I gestori di questo furgone-chiosco mi hanno fatto un sacco di domande sull’Italia, sul calcio e volevano sapere di cosa stessi scrivendo. Gli ho raccontato tutto e ho scoperto di saper fare molte battute in inglese. Può anche essere che questi ridono per ogni cazzata, non lo so. Attratto dalle risate si è avvicinato un tizio, tale Hans, che mi ha chiesto da dove venivo. Lui è del Texas e ha insistito affinché io bevessi con lui. Siamo stati un’ora a parlare, mi chiedeva di cosa stessi scrivendo e poi mi ha raccontato la sua vita. Ha lavorato come costumista a Hollywood, come pittore dipinge corpi in vari contest e programmi Netflix e da maggio è sposato con un’indonesiana. “Se ti può servire qualcosa a Bali, in ambito artistico, non ti resta che chiedere” mi ha detto. Mi sembrava il classico artista, molto simpatico, mi chiamava bro’. Ha raccontato un sacco di aneddoti su Hollywood. Dopo un po’, sono sincero, ho cominciato a pensare che mi stesse raccontando delle cazzate, anche se il suo modo di parlare era tutt’altro che tipico delle persone piene di sé. Tutti passavano e lo salutavano, sembrava che lo conoscessero tutti. Alla fine ci siamo scambiati i contatti Facebook e tramite quelli e Google, successivamente, ho verificato la veridicità dei sui racconti con la curiosità tipica di una vecchia zitella. Tutto vero. Mi dispiace aver dubitato delle parole di una persona che, tra l’altro, è stata pure gentile nell’offrirmi da bere, ma a queste storie non ci sono abituato. Perdonami Hans, sei un grande.

This is my travel, ieri tassisti abusivi, oggi artisti di Hollywood domani non lo so, si vedrà anche perché ho ancora tutta questa giornata da vivere.

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