Il Falun Gong nacque all’inizio degli anni 90 in Cina e il suo fondatore fu Li Hogzhi. Niente, la storia andò approssimativamente in questo modo: Li racchiuse una serie di tecniche di meditazione che prendevano spunto da alcuni principi tipici delle tradizioni orientali, ne fece un insegnamento e lo battezzò con il nome di Falun Gong. Be’, io non sono un esperto di queste pratiche, ma i fatti dicono che questo signore o ha avuto molto culo oppure si era inventato una cosa veramente fenomenale, calcolando che nel giro di un paio di anni il signor Hongzhi si ritrovò a insegnare queste tecniche in giro per il mondo.

Noi, però, soffermiamoci su quello che succedeva in Cina. Come vi dicevo il Falun Gong si espanse a macchia d’olio in tutto il paese, tramite il passaparola. Dal barbiere non si parlava più di calcio, in salumeria non si parlava più di mortadella -ops di gatti-, nei parchi non si sparlava più dei cazzi degli altri. Insomma il Falun Gong aveva spopolato, ma non solo: il Faloun Gong sembrava rendesse tutti migliori. I principi sui quali si basava erano Tolleranza, Compassione e Verità. In quegli anni la Cina vide abbassarsi i tassi di criminalità vertiginosamente ed evidenti benefici sulla salute furono riscontrati analizzando i dati della sanità.

Il Partito Comunista Cinese volle metterci le mani in questa storia, vari e vani, però, furono i tentativi. A Li Hongzhi, ad esempio, fu più volte suggerito di far diventare a pagamento le lezioni del Falun Gong, ma egli si rifiutò sempre. In tutti i casi fino al 1996 PCC e FG sembravano andare d’accordo, settanta milioni di persone praticava questa tecnica e moltissimi di questi erano membri dello stesso PCC.

Poi successe qualcosa, anzi, per dirla meglio Jiang Zemin fece succedere qualcosa. All’epoca questo signore era il presidente della Repubblica Cinese nonché segretario generale del PCC e quindi due o tre fili riusciva a muoverli da quelle parti.

I fatti dicono che il Falun Gong fu vietato e alcuni giornali così come le televisioni cominciarono a parlarne male. I maggiori esponenti del movimento e migliaia di seguaci non capirono questa scelta e di conseguenza cominciarono a protestare pacificamente. Inizialmente queste proteste furono accolte, ma quello che successe dopo è la dimostrazione che quell’”accoglienza” fu solo di facciata e servì solo a sedare i cortei che, seppur pacifici, erano formati da migliaia di persone.

Le conseguenze furono queste: migliaia di libri sul FG bruciati, informazione nazionale pilotata e migliaia di persone a cui fu vietato di praticare il FG nei parchi e in qualsiasi posto della Cina. Ma questo fu nulla rispetto a tutto quello che accadde dopo. Nel 1999 Jiang Zemin istituì l’Ufficio 610, un organo di controllo al di sopra della polizia cinese istituito al solo scopo di eliminare il Falun Gong. Migliaia di persone furono portate nei campi di lavoro, torturate e umiliate. Sembrava la storia della Gestapo con gli ebrei avvenuta cinquant’anni dopo. Ma per quale motivo Jiang Zemin se la prese così tanto con il Falun Gong?

Le risposte arrivate dagli storici e dagli esperti furono diverse, ma tutte valide.

Eccone alcune: il FG prometteva ai praticanti un ritorno alla purezza spirituale e le sue connotazioni “religiose” cozzavano con l’ideologia Marxista-Atea che il PCC aveva abbracciato negli ultimi cinquant’anni per affermarsi; c’è da dire anche, che per quanto fosse pacifico il FG aveva più seguaci dello stesso PCC, una vera minaccia se si considera che molti praticanti facevano parte del partito stesso; poi c’era la questione dimostrativa, tipica dei regimi totalitari che di tanto in tanto se la prendono con qualche gruppo giusto per ricordare al popolo chi comanda e delineare ancor di più il profilo dell’autorità.

Il Falun Gong ha denunciato migliaia di morti avvenute sotto torture per mano dell’Ufficio 610. Davanti alle domande dell’opinione pubblica internazionale il governo cinese faceva orecchie da mercante, smentendo tutte le accuse.

Fino al 2001 il governo cinese aveva attuato una vera propaganda contro il FG culminata nei fatti di piazza Tienanmen, nello stesso anno, quando una seguace del FG si brucia con la figlia. Ma non si tratta di una protesta. In realtà era stata montata una messa in scena dal PCC per buttare fango sul FG, ma la farsa fu così evidente che per l’informazione internazionale fu facile capire quali erano i fatti reali.

Da quel momento, da vietato il FG diventò un argomento tabù. Non se ne parlava più, ma fu proprio in quegli anni che furono commesse le atrocità maggiori.

Migliaia di persone, infatti, denunciarono espianti di organi da corpi vivi tanto che Jiang Zemin fu citato in giudizio in più di trenta paesi per crimini contro l’umanità.

David Matas, avvocato che ha incentrato la sua carriera sui diritti umani, dopo una serie di indagini pubblica un reportage dove afferma che le accuse sugli espianti di organi erano del tutto fondate. Per le ricerche fu aiutato dall’avvocato cinese Gao Zhisheng, successivamente radiato, imprigionato e torturato. Così giusto per cambiare metodo.

Tutti quelli che hanno provato a denunciare alla Corte Suprema del Popolo in Cina Jiang Zemin si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano, ma non solo: l’ex presidente dava ordine di arrestare i querelanti appena questi sporgevano denuncia.

A livello internazionale i tribunali spagnoli sono andati vicino all’obiettivo di condannare Jiang, salvo, poi, fare marcia indietro causa mancanza di leggi universali e probabilmente anche per non creare incidenti diplomatici, visto che la Cina deteneva il 20 per cento del debito pubblico spagnolo.

Insomma complimenti a Jiang Zemin. Sembra che uno dei crimini più efferati avvenuti verso l’umanità possa rimanere impunito.

Ora visto e considerato quello che sta avvenendo nell’ultimo mese a Hong Kong, mi chiedo come mai avvengano nuovi scontri nonostante Carrie Lam avesse accolto la richiesta dei protestanti a non appoggiare l’approvazione della legge sull’estradizione verso la Cina. Mi chiedo chi ci possa essere dietro le persone che quindici giorni fa hanno preso a bastonate i pacifici protestanti contrari. Gli aggressori sembrano essere appartenenti alla Triade di Hong Kong, ma, ripeto, chi c’è dietro di loro?

Sembra che la storia si ripeta sempre da quelle parti. Un gruppo di persone protesta, viene falsamente accolto nelle sue richieste e poi? E poi non lo so, ma se fossi di Hong Kong un po’ di paura mi verrebbe davanti alla prospettiva di non poter dire quello che voglio e allora dico, forse, a protestare ci andrei pure io.

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