La libertà di esprimersi, talvolta, può essere ostacolata dalle persone che ci circondano. Quando succede, la nostra sicurezza si sgretola.

Il sogno più brutto che ti ricordi da bambino.

Chi non ce l’ha? Io ne avevo uno che mi terrorizzava e che, di tanto in tanto mi veniva a trovare. Era ambientato a casa mia e i personaggi erano la mia famiglia. Tutta. C’era mio padre a centro tavola e il resto: mia madre, mio fratello e mia sorella. Sembravano i protagonisti de l’ Ultima Cena per come stavano posizionati, la differenza è che di fronte a loro c’era la televisione e non Leonardo da Vinci.

Già perché il concepimento dell’ Ultima Cena io me lo immaginavo così da bambino con Leonardo che continuava a dire a tutti “Non muovetevi. Su su, ancora un po’ di pazienza e abbiamo finito” con Gesù e compari che sbuffavano per la fame, mentre si mettevano un pezzo di pane in bocca tra una pausa e l’altra. Da bambino, come avrete capito, non avevo problemi a far convivere personaggi vissuti in epoche diverse.

Ma torniamo al sogno. Erano tutti davanti a me, io ero l’unico che non sedeva al tavolo e me ne stavo, lì in silenzio, a guardare la televisione con una spalla appoggiata al muro, in prossimità di una porta che dava in un’altra stanza. Ecco il sogno era questo, per circa cinque secondi, poi qualcuno mi prendeva di spalle e mi trascinava verso l’altra stanza. Io questo “qualcuno” non l’ho mai visto né mi è mai venuta la curiosità di conoscerlo anche perché la cosa che più mi terrorizzava in questo benedetto sogno era che io urlavo, ma non usciva la voce.

L’interpretazione

Da adulto, parlando con una mia amica, Gabry, uscì fuori la storia di questo sogno. Le raccontai i particolari così come li ho descritti adesso e lei, che all’epoca mi sembrava molto ferrata sulla questione dell’interpretazione dei sogni, mi disse che probabilmente si trattava di un periodo della mia vita in cui avevo la necessità di dire delle cose, ma per qualche motivo non lo facevo e quindi mi sentivo oppresso o incompreso.

Non mi sembrò una cazzata questa interpretazione, anzi. Collegai quel periodo (periodo nel quale sognavo spesso quel sogno) all’inizio dell’adolescenza e di conseguenza pensai che essendo un ragazzino come tutti gli altri, non sapevo nemmeno io cosa cazzo volessi dalla vita e quindi mi sentivo in qualche modo incompreso. Mi piacque quella risposta. Mi piacque fino al momento in cui la mia amica aggiunse che per il fatto che io ricordassi ancora quel sogno significava, molto probabilmente, che quel sogno, inconsciamente, mi veniva ancora a trovare di notte. Quella risposta mi fece mancare la forza nelle ginocchia, così decisi di berci su una bella birra fredda. Ho sentito dire in giro che si fa così in questi casi.

Ecco, io non vivo con l’apprensione di quel sogno, ma in questi giorni ho ascoltato un’intervista di Raffaele Morelli (lo psicologo giacca e docevita della tv) che mi ha riportato un po’ alla memoria la faccenda.

La moglie che non riusciva più a fare niente

Lo psicologo raccontava l’esperienza di una sua assistita e metteva l’accento sul comportamento della donna prima e dopo il matrimonio. L’ex marito, a quanto pare, stava sempre lì a giudicare ogni cosa facesse la moglie “Non hai fatto bene questo, quello che pensi è una cazzata, parli sempre a sproposito” insomma le classiche frasi che si dicono la prima notte di nozze, tanto per intenderci.

Man mano, la signora ha cominciato a parlare sempre di meno, per evitare di sentire il marito che le ricordava quanto fosse inutile il suo pensiero. Una scelta di comodo, la signora pensava che così facendo poteva diminuire i momenti in cui il consorte stava lì a puntare il dito. Niente di più sbagliato. Infatti, la donna sembra sia caduta in una sorta di insicurezza che non le permetteva più nemmeno di fare le cose più semplici, tipo la spesa per la casa con tranquillità.

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Fortunatamente questo matrimonio è finito. Il destino che la vita ha riservato per l’uomo è sconosciuto a noi tutti, ma in compenso sappiamo che la donna è rinata, ha preso in mano la sua vita ed è felice. Tutto questo perché non ha più un tizio che le gira intorno e che non le permette di esprimersi.

Da tutta questa storia ho capito che di fondamentale importanza è che chi ci sta’ di fronte possa farci esprimere liberamente. Se non abbiamo questa sensazione di libertà con i nostri colleghi, amici, parenti e amori probabilmente non faremo e diremo cose che ci rappresentano per ciò che siamo. A lungo andare situazione di questo tipo possono indurci alla perdita di autostima e a sbagliare anche le cose più semplici (come accadeva alla signora con la sua spesa)

Detto questo, se il mio sogno può servire a ricordarmi questa lezione, pauroso o no, che ben venga tutte le notti.

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