Aprile mi piace proprio. Da bambino vivevo questo mese con eccitazione, il mese del mio compleanno e poi mancava poco alla fine della scuola. Che poi se ci ripenso una delle cose che vivevo con più frenesia era il momento in cui mi sarei messo la maglia a mezze maniche. Ricordo che ad aprile, qualche volta, la maglia a mezze maniche la indossavo anche se i tempi non erano proprio maturi, ero proprio impaziente, e ricordo, di conseguenza, anche i cazziatoni di mia madre, che poi mi veniva un accidente. Me lo ha sempre ricordato mia madre “Ad aprile, hai sempre preso la febbre, ti è sempre venuto il raffreddore”. Che poi non è vero.

Quando ero a casa, spesso vedevo una videocassetta sulla storia di Maradona a Napoli che mi faceva saltare sul divano, mi esaltavo e sognavo di diventare un calciatore.

Vicino casa c’era un campo di calcio.

Era il campo di una scuola media. Io, con i miei amici, saltavamo i cancelli e facevamo interminabili partite, ed era bello quando, nel campo, ci entravo già con la maglia a mezze maniche. Da bambino, osservandomi da queste piccole cose, già si potevano intravedere il mio lato evocativo quando mi emozionavo per qualcosa che non avevo vissuto, come i tempi di Maradona a Napoli (va be’con Maradona si emozionano tutti), e i miei difetti da “bruciatappe”, quando volevo anticipare i tempi mettendomi la maglia a mezze maniche. Più ci penso e più sono convinto che la maggior parte dei ricordi da bambino siano legati a questo mese. Oggi a proposito di bambini, leggevo un articolo, che non era un articolo sui bambini, ma mi ha fatto viaggiare nel tempo lo stesso.

L’articolo parlava dell’importanza di scrivere una lettera oggi.

Una lettera d’amore, una lettera d’amicizia o una lettera di rabbia. Una pratica, sembra, caduta in disuso. Oggi comunichiamo con Whatsapp, Facebook etc.

Eppure, sempre secondo l’articolo, non è scomparso il nostro bisogno di comunicare. La conferma deriva dal fatto che inviamo molti messaggi scritti, ma anche se questa azione viene compiuta più volte al giorno, possiamo dire continuamente, siamo finiti per essere meno chiari nei sentimenti o nelle intenzioni. Io le lettere me le ricordo, quando ne ricevevo una ero felicissimo. Quando ero un ragazzino era una pratica abbastanza comune scambiarsi le lettere per dirsi, ad esempio, “Mi piaci”. Io, però, non ne scrivevo di lettere. Non mi ricordo bene se la consideravo una cosa da femminucce o da ragazzini, fatto sta che non lo facevo. Che poi ero ragazzino anche io, ma volevo essere grande. Ve l’ho detto avevo il difetto di anticipare i tempi.

Ora da grande

…sì diciamo da grande, mi è venuta voglia di recuperare tutte quelle parole che non ho scritto a quei tempi. Per questo, alcune volte, scrivo ai destinatari più improbabili, tipo i mesi: “Caro aprile, queste parole considerale una lettera per te. Tu che conservi i ricordi delle lettere, delle maglie a mezze maniche, dei miei compleanni ti meritavi una lettera -non so quanto ti possa far piacere, vedi tu- In tutti i casi, carissimo aprile, sai che ti dico? Ti prometto che da questo momento avremo un contatto più continuo, ti scriverò più spesso”. Ecco una cosa tipo questa.

Aprile oggi, come lo vedo. Bah. Diverso sicuramente l’ho visto negli anni. Aprile si è mostrato incantevole, ma anche infernale. A pensarci, la prima immagine che mi viene in mente su aprile è il sole, ma mentre ci penso, proprio nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, fuori tira un vento così forte, ma così forte che, se solo avessero potuto vederlo, dicembre e gennaio sarebbero morti di invidia. Altro che mezze maniche, ma anche “altro che partite di calcio”, soprattutto perché il campo dove giocavo, oggi, è diventato un parcheggio.  Aprile mi sfugge dagli occhi ogni volta che provo a definirlo, ma questa volta credo di averlo messo nel sacco con queste parole scritte. Potrei dire tante cose, tipo che ha un clima fantastico o cose del genere, ma mentre scrivevo di aprile vedevo tante immagini e, se proprio dovessi definirlo, direi che è una fotografia. Ecco aprile tu per me sei una fotografia, anzi una successione di fotografie e osservandoti mi hai fatto venire voglia di scattarne tante altre.

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