Scegli chi sei

A Porto c’è un ponte che passa proprio sopra il Douro dal quale è possibile osservare le due sponde del fiume dall’alto. Da un lato ci sono una miriade di ristoranti dove è veramente piacevole sedersi e mangiare. Tutti i giorni, lungo quella parte di fiume, si alternano decine di artisti di strada che si esibiscono davanti ai locali. L’altra riva ospita tutte le cantine del vino Porto.

Mi trovavo lì ed ero a cinquanta metri di altezza. Da lassù le raffiche di vento che mi arrivavano in faccia si facevano sentire con più forza rispetto agli altri angoli della città. Ricordo che cominciai a percepirle come, diciamo, diverse dalla loro natura: immaginavo quelle folate come la manifestazione dei ricordi di tutti i posti, le cose che avevo visto, tutte le persone che avevo conosciuto o solamente visto. Il vinello bevuto poco prima che, quatto quatto, se ne andava girando per il mio corpo aveva dato un grosso contributo a rendere così fervide quelle immagini. Si sa che l’alcool fa di queste magie. Insomma, lassù quelle raffiche di vento rappresentavano tutte le mie esperienze ed è per questo che dissi a me stesso lo faccio!

Era da un po’ di tempo che ci stavo pensando, ma sentivo che i tempi erano abbastanza maturi.

Fu là, comunque, in quel preciso istante che concepii tutto. Quello che dovevo “fare” era un’acrobazia. No, non mi lanciai dal ponte, ma decisi di raccontare le mie esperienze, il mio punto di vista. Sentivo la necessità di esternare e mettere secondo un ordine scritto tutto quello che sentivo. Dovevo comunicare.

Tornai a casa e scrissi il primo articolo.

Nacque Coffee&Paper, il mio viaggio continuo sotto forma di parole.

Da allora sono passati 365 giorni esatti.

Se ci penso, a quest’anno intendo, mi sembra di rivedere tutti i momenti in cui, davanti al computer cercavo di scrivere qualcosa. Assieme alle sigarette e alle parole, che mettevo in ordine per scrivere, ho fatto un vero viaggio; è stato come raccogliere per strada piccoli cocci rotti di tanti vasi diversi, incollarli e far uscire fuori oggetti nuovi. Nel mio caso si trattava di pezzi di gioie, dolori e incomprensioni, metterli insieme e farli diventare mie sicurezze.

Ecco, una cosa di me che mi piace rispetto allo scorso anno è che riesco a riconoscere di più l’origine delle emozioni. Non è che prima non riuscivo a capire di essere felice davanti a una bottiglia di cognac, non mi riferisco alle emozioni di “facili” interpretazioni.

Parlo dei corti circuiti che accadono dentro di noi rispetto al mondo esterno tipo ansie, paure, ma anche gioie che ci sovrastano e che moltissime volte non sappiamo da dove arrivino. Durante questo tempo mi sembrava che Coffeepaper mi chiedesse “Sei felice? Spiegami il perché” oppure “Sei triste? Spiegami il perché”.

Queste consapevolezze hanno fatto sì che oggi perda molto meno tempo nelle scelte.

Le parole che scrivi restano e, molto probabilmente, diventano un autentico promemoria di quello che sei.

Rispetto all’anno scorso, ho abbandonato quei percorsi che pensavo mi appartenessero.

Quelle mete che non desideravo più da tempo hanno lasciato spazio nella mia lista dei desideri. Fa ridere pensare che ho passato tanto tempo alla ricerca di risposte e ora, invece, questo processo sta facendo nascere nuove domande, ma va bene così. Credo di aver bisogno di nuove domande; chi lo sa, tra un anno, magari, sarà il contrario. Mi piace pensare che le domande sono la fase della giovinezza e le risposte sono la fase della maturità e, ancor di più, mi piace pensare di poter avere nella vita più cicli di questo tipo. Essere giovane e maturo più volte, forte no?

A oggi le domande che più mi accompagnano sono “Con chi e perché?”, vale per le persone che scelgo di frequentare come anche per i progetti.

Prima cercavo di conservare ogni cosa perché pensavo che un giorno mi potesse servire, oggi scelgo cosa tenere per dar più valore a ciò che resta.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here