Qualche tempo fa mi è capitato di leggere qualcosa a proposito dell’effetto Pigmalione. Si tratta di una sorta di ipotesi, con tanto di esperimenti, che deriva, in sociologia, dagli studi sulla profezia che si autoadempie. Sarò sincero, ho letto giusto un paio di articoli sul web, ma non per noia, anzi. La ragione per cui mi sono, volutamente, poco informato dimorava nella mia voglia di farmi raccontare tutto, a proposito di questo argomento, da Peter e approfittare dell’occasione per vederlo.

A proposito, Peter è un mio amico, ha duecento anni ed esce solo di mattina per leggere il giornale al bar. Chi segue questo blog da un po’ si ricorderà di lui come una persona scorbutica. Peter non ama parlare con le persone. Le persone non reputano simpatico Peter. Insomma Peter e la società hanno un po’ di problemi di compatibilità, ma io amo parlare con lui lo stesso, anche se mi tratta male, perché conosce un sacco di cose.

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La scorsa mattina sono corso al bar entusiasta di vedere Peter e farmi raccontare qualcosa, appunto, sull’effetto Pigmalione.

-Hey ciao Peter- nessuna risposta, solo un cenno impercettibile della testa. Sedeva al bar, al suo solito tavolino e leggeva il giornale.

Naturalmente non mi sono offeso per l’indifferenza al mio saluto; quello è il suo modo di accogliermi. Così ho cominciato a farfugliare un po’ di cose del tipo “Sai ho letto dell’effetto Pigmalione…sono stati fatti degli esperimenti sociali…mi sembra interessante”.

Lui ha continuato a leggere il suo giornale per un po’ con la faccia infastidita, poi ha sbuffato e mentre chiudeva il giornale mi ha detto –Ok ok, ho capito! Stamattina vuoi che ti parli dell’effetto Pigmalione. Hai deciso di rompere i coglioni. Va bene. Prima, però, vammi a prendere un Vecchia Romagna, io non parlo mai senza aver fatto colazione-

Così, dopo essersi scolato il bicchiere che gli avevo portato al tavolo, il vecchio posiziona la sacca per catetere in una posizione più favorevole per parlare e si gira, finalmente, verso di me per cominciare il suo discorso.

-Sei un appassionato di boxe vero? Beh allora ti parlerò dell’effetto Pigmalione raccontandoti del rapporto tra Mike Tyson e il suo allenatore Cus D’Amato, ma brevemente! Non ho intenzione di stare tutta la mattinata al freddo con te.

La storia di Mike

-Va bene Peter, sono tutto orecchie!

-Bene, ascolta con attenzione perché parlerò una sola volta ok? Cus D’Amato era un vecchio, tipo me, ed era un grandissimo allenatore di boxe. Quando incontrò per la prima volta Mike Tyson, Cus si ritrovò di fronte un ragazzino di appena tredici anni, pesava ottanta chili e, cazzo, erano ottanta chili di soli muscoli!

A quell’età il giovane Mike entrava ed usciva dai riformatori, era irascibile e quando si incazzava in cella c’era bisogno di due o tre guardie per tenerlo fermo. Il padre era finito chissà dove, la madre era un’alcolizzata; veniva da Brownswille, uno dei quartieri più malfamati degli Stati Uniti. Insomma un bell’ animale incazzato. Cus aveva preso a cuore Mike, gli disse “Vuoi fare pugilato? Be’ ascoltami bene, segui i miei consigli, perché se lo farai, ragazzo, tu diventerai il campione del mondo dei pesi massimi! Ti mangerai il mondo.” Mike era un balordo, un teppista, ma quel vecchio cazzuto era in grado di intimorirlo con il suo modo di fare. “Tieni il mento basso” gli diceva “Devi svegliarti presto la mattina” e poi “Gestisci la paura Mike, gestisci la paura ragazzo e porta quei colpi sempre più forte, sempre più forte!”

In uno spettacolo a Broodway in cui Tyson, in prima persona, racconta la propria carriera, l’ex pugile rivela di essere stato svegliato più volte nella notte da Cus. “Hey, Mike svegliati” “Dio, Cus mi hai fatto paura nel buio” “Mike, silenzio! Devi ricordarti i miei consigli! I miei consigli capisci? Ricordali e avrai il mondo ai tuoi piedi”

Il ragazzo ascoltava tutti i giorni frasi di quel tipo, tanto che a un certo punto cominciò a crederci sul serio; “Diventerò il campione” cominciò a pensare e contemporaneamente i suoi colpi diventarono sempre più forti, sempre di più. Incontri cittadini, poi regionali, nazionali juniores. I suoi avversari venivano letteralmente abbattuti. Certo che Mike qualche bravata la faceva sempre, ma Cus gli perdonava tutto e, soprattutto, era sempre pronto a spiegargli di nuovo qualcosa che il suo allievo non aveva capito all’inizio.

Cus D’Amato era il primo a credere in quell’impresa e finì per convincere anche Mike. Ebbero ragione. Infatti nel 1985 Mike Tyson, a vent’anni, diventò il più giovane campione dei pesi massimi. Nessuno era riuscito in quell’impresa prima di lui e, ad oggi, nessuno è riuscito ad eguagliarla.

La profezia che si avvera

Vedi, Mike era sicuramente dotato, incazzato, ma senza l’autorità di Cus D’Amato sarebbe rimasto un teppista da strada. Questo è l’effetto Pigmalione, la profezia che si avvera. Non è magia, questa è vita reale. Affinché funzioni il mentore deve avere un’autorità sull’allievo, e deve essere lui stesso a credere nelle potenzialità del giovane. Si innesca un meccanismo nel quale le lezioni vengono ripetute se non capite al primo colpo, il maestro penserà “Vale la pena perderci del tempo”.

La cosa, a parer mio, più importante da sapere è che l’effetto Pigmalione funziona anche al contrario. Se qualcuno, che ha autorità su di te, non crede nelle tue potenzialità, probabilmente, ti porterà a credere che questo sia vero. Le convinzioni fanno tanto. Immagina, ad esempio, due ragazze in un bar che guardano e sorridono nella direzione di un ragazzo che si sente uno sfigato, questo penserà “Mi stanno prendendo in giro”. Immagina la stessa situazione e al posto di quello che si sente sfigato mettici uno sicuro di sé, penserà “Vogliono scoparmi”. Non è tanto importante quello che, in questo caso, le ragazze dicono o pensano, ma il fatto che entrambi i ragazzi usciranno da quell’esperienza con le loro convinzioni rafforzate.

Le convinzioni, nella stragrande maggioranza dei casi, sono responsabili del successo o delle disfatte degli uomini.

Quanto ai maestri, beh quelli possono essere chiunque: padri, fratelli, amici e anche fidanzate. Questo è quanto –

Peter è favoloso nel suo modo di raccontare le cose e con questa storia, l’altro giorno, mi ha dato l’ennesima dimostrazione. Quando si è accorto che ero assorto nei miei pensieri si è alzato di scatto e mi ha detto “Cazzone ora devo andare via, restaci tu al freddo” poi giusto tre passi e si è girato di nuovo

-Hey cazzone.

-Dimmi Peter.

-Ascolta: le convinzioni devono poggiare su una sorta di basi, devono essere possibili. Non crederai mica di diventare un astronauta tra un mese?

-No, Peter, stai tranquillo-

-Bene, allora di questa storia ricorda un’altra cosa, scegli bene chi deve o non deve avere autorità nella tua vita perché questi contribuiranno alle tue convinzioni, ok?

-Ok Peter, stai tranquillo, me ne ricorderò.

Peter si incamminò a passo lento verso casa sua. Sembrava strano, ma visto di spalle il mio amico scorbutico sembrava il vecchio Cus D’Amato.

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