Eccomi qua a scrivere la prima cosa dell’anno, nel senso la prima cosa che metto su carta, anzi a video; sì perché, dall’ultima volta, mi erano venuti cinque milioni di spunti su cui sviluppare un articolo, ma poi non se n’è fatto niente e quindi…niente. Dal momento che mi stavano girando in testa pensieri tipo “Chi ben comincia e a metà dell’opera” e io mi rendevo conto che non avevo cominciato né bene né male, nel senso che non avevo cominciato per nulla ho deciso di muovermi a scrivere. Quello che ne è venuto fuori è un bell’articolo sull’ansia, quindi per chi fosse interessato, non deve far altro che proseguire nella lettura.

Nascita dell’ansia.

Ogni volta che non scrivo a me vengono le ansie e Serena me lo fa notare puntualmente. Serena è una mia collega di lavoro, la vedo quasi tutti i giorni. Quando sono poco impegnato con il blog o con i podcast, sento la mia parte creativa maltrattata, ne consegue che divento intrattabile e Serena per sfuggire alla brutta persona che sembro in quei momenti, mi consiglia di seguire un corso di scrittura, di pittura, di andarmene sull’Everest. Insomma in quei momenti qualsiasi cosa va bene purché io sia, diciamo, “artisticamente” impegnato. Le mie valvole di sfogo sono queste e Serena lo ha capito. Quando a novembre finii un corso di drammaturgia mi disse “Ora ne dovrai cominciare un altro”. Il consiglio fu servito con il sorriso sulle labbra, ma i suoi occhi facevano trapelare una serietà degna della signorina Rottermeier.

Vivere con l’ansia

Per un carattere come il mio i momenti ansiosi sono un vero e proprio disastro perché i pensieri nella testa si muovono come le mutande nella lavatrice, girano veloci e non escono dal proprio contenitore. Per le persone tipo Serena (vabbè ormai l’ho tirata in ballo) il discorso è diverso. Lei parla sempre, nel senso proprio sempre. Pensate che quando sono entrato per la prima volta nella sua nuova casa mi sembrava di vivere un déja vu grazie agli aggiornamenti, sulle modifiche fatte in casa, avvenuti durante i mesi dei lavori. Va da sé che un comportamento diciamo “chiacchierone” può diventare, per sua natura, un vero e proprio antistress.

Per quelli come me il discorso cambia. Quelli come me i momenti di ansia li devono affrontare con mezzi più sofisticati tipo alcool, droghe e robe del genere. Oggi, però, volevo mettere da parte questo tipo di rimedi e provare a scrivere quello che penso io dei pensieri negativi.

Come girano i pensieri

I pensieri, ma non quelli negativi, intendo tutti, come dicevo prima girano nella nostra testa. Ora cerchiamo di abbandonare l’esempio delle mutande nella lavatrice e immaginiamoli come tante fotografie, tante immagini, oppure tanti suoni.

Quante volte ci viene chiesto “A cosa stavi pensando?”. Alcune volte non vogliamo svelare quello che ci gira nella testa, ma altre volte non lo sappiamo sul serio a cosa stavamo pensando. Automaticamente alla domanda fatta ci viene da rispondere “A niente, non pensavo a nulla”, ma questo non corrisponde al vero. In quei casi i pensieri che ci passano per la testa sono sicuramente poco importanti, ma questo non significa che non ci sono; in realtà viaggiano e si sostituiscono a vicenda con la stessa velocità con cui si sfoglia Dipiù quando sei in attesa dal barbiere.

Ecco, quello che volevo dire ai cari lettori ansiosi della mia stessa razza è che tenere a mente questo processo del cervello, nei momenti in cui i pensieri negativi ci perseguitano, è di fondamentale importanza.

I pensieri ansiosi

In un momento ansioso il cervello ferma quei pensieri e ci costruisce attorno una sceneggiatura degna dei lavori di Quentin Tarantino. A ogni aspetto della vita il nostro cervello ci ricama attorno un futuro, che è un futuro ipotetico però.

Il nostro cervello si diverte a risolvere tutte le “ipotetiche” situazioni di crisi future. Così capita di elaborare soluzioni del tipo “Se mi dovesse succedere questo agirò in questo modo” oppure “Se mi dovesse dire questo risponderò in questo modo”, ma perché!? Cioè perché vivere nel futuro quando c’è il presente da vivere?

Così noi pensiamo, pensiamo, pensiamo e il risultato è: noi ansiosi.

Finisce in molti casi che le nostre paure diventano realtà, ma solo perché siamo noi stessi a condurci in quella direzione e non perché siamo vittime di un destino crudele.

La soluzione non è non pensare, ma pensare quanto basta e nella direzione giusta.

Quindi al posto di risolvere situazioni apocalittiche che probabilmente non avverranno mai, chiediamoci piuttosto cosa ci manca veramente; guardiamo la paura senza farci dominare, considerandola solo come un vantaggio in quanto rappresentazione di quello che non vogliamo nella nostra vita e, soprattutto, di quello che non vogliamo diventare.

Ecco, parlare di ansie nel primo articolo dell’anno mi sembrava un buon modo per cominciare.

 Alla prossima!

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