La storia di Babbo Natale l’ho scritta nella sera della vigilia di Natale. Ho scritto già troppe volte la parola Natale? A parte le rime, a me le feste natalizie non mi piacciono troppo, non festeggio, preferisco scrivere. Detto questo, se sei alla ricerca di una storia alternativa su quel chiattone di Babbo Natale sei sul posto giusto. Nel caso in cui stessi cercando la storia classica lascia questo sito e clicca su Pianetamamma oppure cerca un libro su Offerte di Natale Amazon. Ah, io sono Raffaele D’Ambrosio, mi piace viaggiare e scrivere storie.

Ecco mettiamola così: se qualcuno mi dovesse chiedere un momento dell’anno che odio, risponderei la vigilia di Natale. Devo dire anche che la mia risposta è data dal fatto che, nel momento in cui scrivo queste righe, la vigilia la sto vivendo. Se mi avessero fatto la stessa domanda domani, la mia risposta sarebbe stata Natale. Uno dei giorni che odio di più è Natale, già. Volete sapere, invece, cosa avrei risposto il 31 dicembre? Beh lasciamo stare, tenuto conto della progressione di questa confessione avrete già intuito. Immagino che non ci sia bisogno di tipi proprio “svegli” per capire che le feste natalizie non mi vanno granché a genio.
Che poi, a pensarci, io sono pure un tipo che parecchie cose se le lascia scivolare addosso, ma questi giorni niente, li vivo male.
Qualche volta ho pure pensato, visto che a me piacciono i giorni normali, che io potessi appartenere a una specie umana che odia le feste. Come si potrebbe chiamare una specie umana che odia le feste? Non lo so gli schifafeste ad esempio. Considerando, però, che Pasqua non la odio, ma anzi, al contrario, quasi mi sta simpatica ho dovuto abbandonare questa teoria. Di conseguenza ho dovuto abbandonare anche la teoria che io potessi essere una sorta di detrattore delle feste sacre. Quindi a occhio e croce non dovrei essere l’incarnazione di Lucifero.

Da bambino era diverso, Natale quasi mi piaceva.

La spiegazione, però, era riconducibile solo alla chiusura della scuola, altro che atmosfera, altro che regali. A casa mia i regali a Natale non sono mai esistiti. Cioè io da bambino sapevo che Babbo Natale era un chiattone con un sacco di patate sulle spalle e che al posto delle patate, nel sacco, ci teneva i regali per i bambini, ma questa storia la vivevo allo stesso modo di come potrei vivere, che ne so, rispetto al sapere di un’usanza tipica del Bangladesh, non mi riguardava proprio capite? A me i regali me li portava la Befana. Calza e regalo, due cose. Va da sé che io da bambino ho subito tifato Befana. Per questo il 7 gennaio mi piaceva e continua a piacermi ancora oggi, attenzione, ma qualcosa è cambiato. La motivazione è cambiata. Oggi il giorno della Befana mi piace perché coincide con l’ultimo giorno delle feste natalizie.

Sapete, io in questa storia, mi sono sempre sentito un po’ solo. Fateci caso, pure i film, ad esempio, che toccano questo tipo di temi riguardano sempre Natale, quel chiattone di Babbo Natale, ma mai la Befana. Io sono cresciuto sentendomi incompreso, tutti i miei amici erano entusiasti “Mo vene Natale” cantavano e io per non sentirmi estraneo alla massa cantavo “Mo vene Natale” e poi pensavo “Che rottura di palle”.

Quest’anno però è successo qualcosa.

Quest’anno ho mangiato assai, ma non a Natale, intendo sto mangiando assai da tre mesi e quindi ho messo un po’ di pancia. In più mi sono ritrovato con la barba lunga e mi sono accorto che questa barba sta diventando pure bianca. In parole povere quest’anno guardandomi allo specchio mi sono accorto di assomigliare molto a Babbo Natale. Capite? Colui il quale non è mai venuto a casa mia da bambino, ora sta prendendo forma nella mia persona, nei miei fianchi.
Oggi, mi sono avvicinato allo specchio, per riflettermi meglio e mentre lo facevo trattenevo l’aria in bocca per apparire più chiatto, poi mi sono messo una calza rossa in testa e in quel preciso istante ho sentito una scossa che ha attraversato tutto il mio corpo, è entrata nei piedi ed è uscita dalla testa.

Ho avuto l’illuminazione: io non assomiglio, sono uguale a quel chiattone!
Mi è salita l’adrenalina a mille, ho capito che potevo diventare io Babbo Natale. Che idea! Cioè vi rendete conto, finalmente mettermi in proprio aprendo un’azienda che è già sponsorizzata da anni. “Sono un genio” ho pensato. Certo c’è qualche piccolo particolare da mettere a posto tipo: comprare tre/quattro renne, trovare una slitta, magari di seconda mano, però si può fare. Ero veramente entusiasta poi, però, un pensiero mi ha angosciato. Per fare tutto questo dovrò aspettare un anno. Babbo Natale lavora solo a Natale. Dico, per una volta che mi viene una super idea la realtà mi mette di fronte l’insuperabile muro dell’attesa. Mi sono seduto sulla sedia sbuffando. Dopo un po’, a ogni buon conto, ho appoggiato le mani sulla scrivania e ho posato lo sguardo su un quaderno. A fianco c’era una penna. Non so bene cos’è successo. Ho cominciato subito a scrivere, con un fare vorace, le vene alle tempie mi pulsavano. Ho scritto una lettera a Babbo Natale per l’anno prossimo. Ho descritto tutto quello che vi ho raccontato, tutti i particolari e poi ho espresso il desiderio: voglio diventare Babbo Natale! L’ho mandata a lui, che poi sarei io tra un anno. Finito di scrivere ho guardato fuori la finestra speranzoso.
Ho chiuso la lettera nel cassetto e mi sono sentito sollevato. Dal prossimo anno Babbo Natale esisterà per davvero!

Raffaele D'Ambrosio blogger Coffeepaper

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