Alla mia memoria?

-Già, alla tua memoria-

-Ah quindi tu saresti un ladro di memorie che magari viene da… non lo so, vediamo, ah ecco! Dal futuro-

-No, non vengo dal futuro e comunque non sono un ladro. Sei stato tu a darmi la tua memoria-

-Hey amico, hai ragione ti ho dato la mia memoria. E fammi capire quando ti avrei dato la mia memoria, no perché proprio non mi ricordo-

-Lo credo, il ricordo è conservato nella parte di memoria che mi hai dato-

-Hey amico, sei così serio che quasi ti credo-

-Dovresti credermi infatti. Ho diversi ricordi che ti appartengono e stasera ti ho dato dimostrazione che non sono in tuo possesso… perché non torni a sederti là dov’eri?-

-Ma sì torno a sedermi, tanto domani non ho nemmeno da lavorare-

Gomez aveva assunto il classico comportamento di chi finge di stare al gioco di qualcun altro, ma in realtà quell’uomo gli aveva messo addosso una reale curiosità. Tornò a sedersi Gomez e si accese una sigaretta. Aveva un mezzo sorriso stampato in faccia. La sua espressione era quella comune a parecchi uomini che si trovano alla fine di una cena tra amici, quelle che si consumano nelle trattorie ignoranti.

-Mettiamola così- disse l’uomo – Io dico che ti sono successe alcune cose nella vita. Cose di cui non hai alcun ricordo. Tu dici che quelle cose non ti sono mai successe e che, quindi, il sottoscritto dice una marea di stronzate, giusto? –

-Giusto! Anzi no. Mettiamola così: voglio crederti. Dammi una dimostrazione però, dammi un piccolo pezzo di ricordo, che ne so, uno a caso tra i miei ricordi che dici di avere-

-Ok Gomez, si può fare, ma non è così semplice. Vedi per prima cosa è necessario che tu creda in maniera seria a quello che dico e comunque il solo credere non basta-

-Non basta? E cosa dovrei fare? –

-Devi volerlo-

-Ok amico, su questo non ho problemi-

-Ecco, così va bene-

-Allora io voglio, profondamente, ricordare dove ho lasciato le chiavi di casa e andare a dormire. Che dici? Ti sembro abbastanza sincero? –

-Sì, esatto! Ma ancora non basta-

-Non basta? –

-Già non basta. Vedi, se ricordi bene prima ti ho detto che hai un grosso guaio a casa. Sei sicuro di volerlo ricordare. Vedi Gomez, si tratta di un unico pacchetto. Se decidi di ricordare dove hai lasciato le chiavi devi riprenderti anche il ricordo del guaio che hai a casa. Allora che dici? Sei pronto? –

A Gomez cominciò a girare la testa.

Cominciarono a manifestarsi dei flash di qualche ora prima, quando era seduto al bar a bere con quella sconosciuta. Era stato bene quella sera, pensò che c’era mancato pure poco che finisse a scopare con quella donna senza faccia. –Che cazzo, non mi ricordo il suo volto!- pensò Gomez, se l’avesse rivista qualche giorno dopo avrebbe potuto non riconoscerla.

-Gomez, stasera nemmeno la consolazione di una sega pensando a quella ragazza. Dove è finita la sua faccia?- esclamò lo sconosciuto mischiando tosse e risate.

-Ehy ma come fai a sapere di quella ragazza- disse Gomez e poi di nuovo in mente le chiavi di casa. Cominciò a girare tutto il mondo attorno alla sua testa.

–Dio Santo, ma quanto ho bevuto?- pensò.

-Dimmi un po’ Gomez Gomez, è la prima volta che perdi le chiavi di casa? –

Gomez restò immobile per qualche secondo, poi un ricordo di quando era piccolo lo investì.

Decise di raccontarlo man mano che schiariva la memoria. Avrà avuto sì e no dieci anni Gomez e stava tornando a casa con i suoi genitori. All’epoca non viveva a Milano, ma in un paesino della provincia. La casa si trovava nella piazza centrale. Quel pomeriggio al piccolo Gomez era stato regalato un nuovo gioco: erano delle costruzioni. Davanti alla porta di casa la sua impazienza di entrare, di aprire quel pacco e mettersi a giocare con il suo nuovo regalo era salita ai massimi livelli.

-Dio Santo, credo di aver dimenticato le chiavi dentro casa- disse il papà di Gomez. La mamma non la prese molto bene, si arrabbiò molto. Fece una scenata al marito, in piazza, davanti a mezzo paese. C’erano state altre di quelle scenate in pubblico, ma quella che avvenne quel pomeriggio creò al piccolo Gomez più imbarazzo del solito.

-Ero incazzato con mia madre e anche con mio padre. Avevo dimenticato le risate dei miei amici che si divertivano sugli squallidi siparietti dei miei genitori. Li odiavo tutti –

-Li odiavi tutti-

-Già hai detto bene, li odiavo tutti. Lo sai qual è il paradosso? –

-No Gomez, non lo conosco dimmelo-

-Ho sempre avuto una paura matta di dimenticare le chiavi di casa, ma avevo dimenticato questa storia, così come avevo dimenticate anche le altre-

-Ce ne sono molte? –

-Oh amico, credo proprio di sì- rispose Gomez velocemente

-Se vuoi, puoi darle a me, intendo dire puoi darle a me queste storie se reputi che siano pesanti. Te le restituirò solo se vorrai-

-Non ricordo più la situazione che ho a casa, ma sento che è un bel casino-

-Hai detto bene Gomez, nel senso che questo è quello che dice il tuo ricordo, quello che hai consegnato a me-

-Non sono sicuro di rivolerlo-

-Hai paura?-

-Sì, ho una fottuta paura. Non ricordo bene di cosa si tratti, ma sento che è un bel guaio-

-Hai avuto anche una paura matta di perdere le chiavi di casa per tutta la vita. Ora è successo come puoi vedere e sei comunque qua, vivo e vegeto-

Fino a quel momento Gomez non aveva preso in considerazione quella prospettiva e il fatto che fosse successo sembrava gli avesse arrecato un po’ di conforto vista la sua espressione.

Dopo quelle parole l’uomo uscì dall’ombra mostrando il viso.

Gomez, invece, restò seduto. Pensò che avesse dei tratti buffi quello sconosciuto e gli fu, tuttavia, simpatico.

-Vedi Gomez, i ricordi non rappresentano la precisa realtà del nostro accaduto, ma quello che noi decidiamo di ricordare. Ogni volta che ricordiamo un fatto lo modifichiamo un pochino, è come prendere la plastichina dal congelatore, manipolarla un po’ e poi rimetterla al freddo. Altre volte decidiamo di lasciare quella plastichina nel congelatore per dimenticarla e non prenderla più-

-E si può fare? –

-Si può fare nel momento in cui quel ricordo non ritorna sotto altre forme per influire negativamente nella nostra vita. Vedi, quando questo si verifica la plastichina va presa, si prende coscienza della sua esistenza…-

-E poi? – interruppe Gomez

-E poi si decide cosa farne, Gomez, ma giorno per giorno. Per oggi abbiamo finito, ci vediamo la settimana prossima alla stessa ora-

Gomez si alzò dalla sedia, diede un’occhiata all’orologio e saluto il dottore con una stretta di mano.

                                                          Gomez-prima parte

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