Ogni mattina migliaia di scrittori si alzano, preparano il caffè, tengono pronta la sigaretta per il dopo e successivamente aver celebrato e consumato questo rito accendono il computer o, riferendomi ai più nostalgici, si mettono davanti alla macchina da scrivere credendo di essere pronti per affrontare il loro lavoro. Si sbagliano.

Signore e signori non è colpa loro, è facile cadere in questi fraintendimenti quando le viscere del nostro corpo si ribellano. Nel caso degli scrittori l’equivoco nasce per via di quella vecchia storia che narra la necessità, germogliata dentro, di raccontare, di raccontarsi perché qualcosa “si muove” internamente al nostro corpo. In realtà, ciò che si ribella e vuole uscire è la cacca.

La cacca, chiunque ha una storia su di essa

Dai tempi più remoti ad oggi, storie divertenti o tragiche sono state raccontate al bar, nella musica, a teatro insomma in ogni forma di espressione la cacca è sempre stata presente.

Le storie più intense io le ho sentite e raccontate a tavola. Non si tratta di gusto dell’orrido, ma di pathos.

Molte persone, mangiano mentre parlano di cacca e questo succede perché l’uomo gode nel seguire una storia mentre banchetta.

Molte volte le storie di cacca assumono dei contorni tragici. Il caso più eclatante è quello dello stitico.

Diverse volte, lavorando in farmacia, ho visto arrivare persone disperate, in preda al panico, donne che si avvicinavano con gli occhi sgranati, tipici di chi è stata appena violentata; negli occhi di quella gente ho visto la disperazione che si legge negli occhi dei bomber del calcio quando sono all’asciutto di goal. Ecco nello stitico la ricerca della cacca è direttamente proporzionale agli attaccanti con il goal: quando più cerchi, più non trovi. Una volta uno straniero si presentò davanti al banco e senza dire nemmeno buongiorno mi disse “Mi serve qualcosa per cagare”. In quella richiesta così asciutta io non percepii per niente una scarsa conoscenza del vocabolario italiano, ma solo disperazione.

L’angoscia, però, è un sentimento che la cacca cagiona non solo nel momento in cui la chiami e lei non risponde, ma anche quando l’escremento bussa alla porta, nel momento in cui non è stato invitato.

Ricordo una storia del genere che mi capitò quando ero molto giovane. Mi recavo al primo appuntamento con una ragazza. Ci saremmo visti in un monolocale e durante il tragitto in macchina per arrivarci sentivo già “qualcosa” che si muoveva dentro. Fui fiducioso nella clemenza del mio destino in quanto quella che inizialmente si preannunciava come una tempesta, poi si rivelò come un fuoco di paglia. Almeno fino a che misi piede in casa, purtroppo. Tra di noi cominciarono delle innocenti effusioni, caratterizzate da continue carezze sul mio intestino, proprio là, dove dormiva la “tempesta” la quale, essendo stata stimolata, si svegliò.

Ero in preda al panico, non sapevo cosa fare, scappare in bagno significava far udire i tuoni di quella tempesta, senza contare che finita la tempesta, e si sa’, si alza sempre “l’odore” della pioggia che ha bagnato il terreno.

In quei venti metri quadri quella poesia avrebbe riecheggiato come il canto delle sirene, lo sapevo, ma sapevo anche che quello sarebbero stato il minore dei mali. Quindi confessai la mia impellenza a quella ragazza e andai incontro al mio destino, che mi aspettava nel bagno di quella casetta.

Ritornato dal mio “viaggio” successe che quella ragazza mi accolse con una frase stupenda: “Credo che la cacca unisca, è un momento di condivisione intima”. Quelle parole mi fecero sentire come Alessandro Magno nel momento in cui entrò a Babilonia.

Anni dopo mentre camminavo da solo per le strade di Kyoto mi infilai in un locale piccolissimo, al suo interno bevevano una decina di persone: ragazzi e ragazze, tutti amici tra di loro. Non erano abituati a veder entrare un occidentale nel loro locale-ritrovo, quindi subito cominciarono a farmi delle domande, mossi dalla grande curiosità che avevo scaturito in loro. Fu una bella serata, avevamo un sacco di cose in comune: la passione per Tarantino, la musica, l’alcool. Ma proprio mentre pensavo alla fortuna che avevo avuto ad aver incontrato quei ragazzi così accoglienti, eccola: la cacca.

Furono momenti tragici, il locale era piccolissimo ed entrare in bagno per usurpare il loro “trono nipponico” nella sera, tra l’altro, in cui ci eravamo conosciuti non mi sembrava bello. Ebbi bisogno di raccontarmi una storia per fare la cosa giusta e la frase “Credo che la cacca unisca” detta anni prima da quella ragazza mi sembrava un buon punto di partenza. Fu così che mi infilai nella porticina che dava accesso alla sala reale e quando ne uscii mi sono sentito un imperatore appena incoronato.

Molte persone quando escono dal bagno scappano come ladri

Occhi bassi, camminata veloce, altri invece vanno fieri delle loro gesta, raccontando con orgoglio quello che riescono a creare. In tutti i casi si tratta sempre di un momento importante che moltissime volte assume i tratti della meditazione.

Una volta un mio amico mi ha detto che leggeva gli articoli del mio blog mentre era seduto sul trono. Fui quasi commosso di tanto onore.

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