Tutti hanno un pensiero della sera! Quando nascono alcune persone come me sentono la necessità di farli diventare parole e sperano che qualcuno possa leggerli.

Hey Coffeepaper come va? Lo so, lo so che è da un po’ di giorni che non ti scrivo, ma sai, questo non vuol dire che non ti ho pensato, anzi. In questi giorni ho provato a scriverti più volte cercando di trovare uno spunto per un articolo, oppure stuzzicando la mia fantasia con una nuova storia da raccontare, il modo che preferisco di più, e lo sai, per parlarti. Ma niente da fare.

Solo una manciata di parole messe a video che poi non hanno trovato forma. Chissà forse più in là questo pugno di pensieri fatti di parole troveranno la loro struttura, magari quando sarà il loro tempo.

Il tempo, mi chiedo, e ora è il tempo di che cosa?

A dire il vero non lo so nemmeno io precisamente e forse sarà per questo che ora ti scrivo con lo stesso spirito di qualche anno fa, quando di notte, prima di rincasare, mi concedevo l’ultimo giro in macchina, fumando l’ultima sigaretta della giornata, per riorganizzare i pensieri, per mettere a posto tutte le carte. Ricordo che parecchie volte spegnevo l’autoradio, sentivo solo le ruote sull’asfalto, avevo bisogno di ridurre al minimo i rumori, un gesto automatico, fatto istintivamente a cui solo ora, in questi giorni, riesco a dare un senso. Su questo aspetto, qualche anno fa, il mio corpo lanciava dei messaggi criptati che oggi credo di riuscire a codificare.

Silenzio

Ho capito l’importanza del silenzio, senza voci, senza rumori, senza musica. In quella dimensione si crea il vuoto e quando questa condizione si verifica “il vuoto” lo posso solo riempire. Ammiro chi agisce indipendentemente da tutto, chi riesce a concentrarsi sempre e comunque; se fossi anche io così, caro Coffeepaper, potrei scriverti sempre. Oggi, ad esempio, leggevo che Checov ha scritto più di seicento racconti in quattro anni e ho pensato:

“Vuoi vedere che ‘sto tizio non ha mai avuto un momento no? Sicuramente sì. Calcolando, poi che è vissuto in Russia, cioè nemmeno su una spiaggia caraibica, i momenti di depressione saranno stati sicuramente dilatati; nonostante tutto, però, ha sempre scritto”.

Ma quello è Checov mi dirai tu, vuoi paragonarti con Checov? Beh no, hai ragione, ma i tizi alla Checov (tanto per capirci) prima li invidiavo un po’. Ora non rincorro quella condizione. Io non sono così, prima dell’azione ho bisogno della concentrazione nel vuoto del silenzio, ne ho bisogno per riempire, per evitare di ritrovarmi, poi, miserabile di riflessioni.

L’altro giorno, ad esempio, camminando nel cimitero ho potuto fare un’esperienza diciamo “silenziosa”. Il caldo è stato sicuramente mio complice nel rendere quasi tutto lo spazio vuoto, (in questo caso, un vuoto di persone). Avrà spedito tutti al mare, in montagna o, al massimo, avrà costretto tutti a restare a casa. La temperatura altissima ha fatto sì, pure, che io avessi delle visioni, sai, come accade ai dispersi nel deserto. Stai tranquillo, non ho visto i morti, ma la mia morte anzi, per essere precisi, il giorno in cui, solennemente, si rivelerà.

Esperienze mistiche

Garantisco, è stata un’esperienza fantastica! Ma prima di spiegarti il motivo, voglio raccontarti di un fatto analogo che succede dall’altra parte del mondo. Qualche giorno prima della mia visita al cimitero, stavo leggendo della strana usanza, da parte di molti cinesi, di comprarsi la bara funebre e mettersela in casa. No, non mi sto confondendo con le letture di Dracula, l’ho letto in Ultimo giro di giostra di Tiziano Terzani. Il motivo di questa macabra usanza cinese? Per prendere decisioni importanti, ma valutandole immaginando quello che dovrebbe essere il nostro stato d’animo davanti alla morte, così da poter osservare la propria vita a ritroso. Ecco in questo modo, si dovrebbe capire cosa è veramente importante per noi, e fare, quindi, la scelta giusta. O, per lo meno, questo è il senso che gli ho voluto dare io. Eliminare tutto il superfluo dunque.

Certo che non è facile. Non è facile vedere la propria “morte” tutti i giorni e, in certi casi, non è facile trovare il vuoto del silenzio da riempire. Non sarebbe facile nemmeno se bastasse andare al cimitero, nelle giornate calde, per scaturire delle visioni. Si rischierebbero insolazioni. Ma va bene, la vita è fatta così: alcune volte le cose sembrano facili altre volte insormontabili. Il più delle volte queste condizioni non le stabilisce il mondo che ci gira intorno, ma come giriamo attorno al mondo che abbiamo dentro. Ora ti saluto Coffeepaper, ci scriviamo al prossimo giro.

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