Tornare da un viaggio da soli ti fa tornare rigenerato: sei cosciente di forze fino a quel momento sconosciute e riscopri virtù sopite

Mano appoggiata sul trolley, ultimo tiro di sigaretta e una pacca sulla spalla, me la diedi da solo per riscaldarmi un po’ dal momento che era fine novembre. Addosso avevo una felpa che copriva una t-shirt, non era abbastanza calcolando i 9 gradi di Napoli, ma quando mi specchiai nei vetri degli ingressi all’aeroporto, serio con gli occhiali da sole, i punti cardine dei miei pensieri furono essenzialmente due, entrambi rivolti a me stesso:

  • uno, quando scenderai dall’aereo dovrai fare in fretta a toglierti questa felpa, se non vorrai bruciarti dentro;
  • due, dal momento che sarai da solo, impara fin da subito a conviverti per 24 ore al giorno.

L’aeroplano mi avrebbe condotto a Bangkok, quello sarebbe stato l’inizio del mio primo viaggio da solo.

L’ispirazione

Per raccontarvi questa storia mi piacerebbe partire un pochino prima, tipo 5 o 6 anni prima. Tranquilli non vi racconterò 6 anni di sbornie, visto che in quel periodo erano tante. Dicevo, un po’ di anni addietro mi capita di vedere The beach, il film in cui Di Caprio parte da solo per una vacanza in Thailandia. Resto folgorato da quella magnifica avventura e comincio a parlare a tutti del film. Due su tre mi rispondono: non ho visto il film, oppure sì, ho cominciato a vederlo ma poi mi sono scocciato e ho smesso.

Il film a me era piaciuto tantissimo e volevo assolutamente emulare l’esperienza del protagonista, quindi cominciai a chiedere a quella piccola cerchia di amicizie che non correvano a Ibiza in quegli anni, se a qualcuno andasse di partire con me per questa avventura. Picche, per un motivo o per un altro, ma picche. Cominciò a delinearsi, dentro di me, la convinzione che quello sarebbe diventato “il viaggio, mai realizzato, che avrei sempre voluto fare”.

Non fu così.

Il giorno della svolta me lo ricordo ancora: ero a uno dei miei frequentissimi aperitivi e cercavo in quella folla un compagno di viaggi per la Thailandia, avevo trovato una super occasione per un volo. La missione era quasi impossibile visto che la partenza era per fine novembre e tutti avevano consumato le loro vacanze estive.

Poi Checco, un ragazzo abituato a viaggiare e più grande di me mi dice che in Thailandia c’era stato e che secondo il suo parere sarei dovuto partire da solo. Fu in quel momento, in quel preciso istante che mi convinsi. Presi il biglietto il giorno dopo.

Quando atterrai a Bangkok ero talmente su di giri che non sentivo la stanchezza del fuso orario. Nei miei pensieri continuavo a battezzare la Thailandia ogni tre passi: sono in oriente, sono nel sud est asiatico, sono nel paese del sorriso etc.

Durante il viaggio non mi sono mai annoiato.

Sicuramente, ci sono stati dei momenti che avrei voluto condividere con delle persone a me care, ma la stasi del corpo e soprattutto della mente erano scenari sconosciuti in quei giorni di . Credo che queste siano state delle reazioni istintive. Avevo voglia di muovermi o di starmene da solo in maniera completamente nuova, questo però non era dovuto al fatto che mi trovavo in un altro paese, per giunta per la prima volta in vita mia.

Credo che molto probabilmente questo mio essere attivamente nuovo si fosse innescato proprio per il fatto di essere solo.

Viaggiando con un gruppo di amici, la mia mente avrebbe proiettato le mie azioni secondo quella che era l’idea e le aspettative che loro avrebbero riposto in me, oppure quanto meno mi avrebbe influenzato. Tornare da un viaggio da soli ti fa tornare rigenerato: sei cosciente di forze fino a quel momento sconosciute e riscopri virtù un po’ sopite. Con le persone conosciute durante il viaggio non è che dai il meglio di te: mostri un te diverso, non significa che sei falso, sei semplicemente completamente libero dalle impalcature sociali ed è questo il passaggio obbligato per una sana conoscenza di se stessi. Tornando a casa non devi fare altro che rimanere quanto più vergine possibile, fino a che gli affetti, il lavoro, i conoscenti ti inquinino di scorie sociali, costringendoti a un nuovo viaggio.

Una cosa importante: viaggiare da soli ti fa conoscere molta più gente.

Non so quanto possa essere allettante questa prospettiva per voi (per me lo è stata), ma sappiate che è così. Da soli e lontano da tutti si innesca un meccanismo istintivo di conoscenza di altre persone, inoltre sembra che gli esseri umani risultino più curiosi quando siedono a un bar da soli, non ho letto nessun articolo scientifico a riguardo, la fonte sono io in questo caso; i miei studi sono stati le mie esperienze.

Ci sono stati altri viaggi prima e dopo di questo, in compagnia oppure in solitudine. Da questi  ho capito che per creare un’avventura fantastica non si deve per forza viaggiare dall’altra parte del mondo. Il viaggio, quello importante, è quello che parte da dentro quello che quando bussa alla nostra porta non può non essere ascoltato.

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