Come potrebbe nascere uno slogan? Ecco un esempio che prende spunto dalle grandi teorie della psicologia e sociologia.

Sapete che le pubblicità appoggia le sue fondamenta sullo storytelling e studi di materie come la psicologia e sociologia?

Di seguito è riportata una storia in cui un nonno grazie alla curiosità che aveva avuto in vita, aiutò suo nipote per un compito di scuola, raccontandogli quello che sapeva su questi argomenti.

Il lavoro del ragazzino  consisteva nel creare uno slogan per una pubblicità.

Nello specifico uno slogan per sponsorizzare uno zaino trasparente.

“Beh ragazzo mio io non ho mai fatto un lavoro del genere, ma credo che un’indicazione sul come svolgere questo compito te la posso dare” disse il nonno, che poi aggiunse

“La pubblicità si rivolge alle persone, quindi tu devi conoscere le persone, devi capire come si comportano”.

Il mitico nonno si accese la pipa e cominciò a raccontare aneddoti inerenti a studi di psicologia e sociologia che erano avvenuti nel ‘900, così che il nipotino potesse capirne un po’ di più sulla specie a cui apparteneva.

Il disagio della civiltà

Nel 1929 Freud” continuò il nonno  “Un tipo in gamba in fatti di psicologia, scrisse un libro, Il disagio della civiltà, che descriveva tutti i malesseri dell’uomo derivati dal rispetto delle regole sociali.

La teoria esposta dice che l’uomo sarebbe governato da piaceri di tipo istintivo i quali, in molti casi, sarebbero dannosi per la società se trovassero libero sfogo; pensa se non ci fosse una legge che punisse gli abusi sessuali, ad esempio. Secondo il caro Sigmund è giusto che ci siano delle leggi che non ci consentono di uccidere il vicino chiacchierone al cinema, ma questo non evita che in noi, successivamente, nasca una sensazione di insoddisfazione. Tutti conformi alle regole, quindi ma in un certo senso infelici.”

Influenza sociale

Il nonno raccontò anche di un esperimento sociale. Era il 1954 e lo psicologo Salomon Asch, incuriosito dall’attitudine conformista delle persone, condusse un esperimento (info esperimento) su gruppi di otto persone, di cui sette complici. Gli esaminati dovevano rispondere a una semplice domanda su un banalissimo test di discriminazione visiva. L’esperimento consisteva nel far sbagliare apposta i sette complici per costatare la risposta di quello che era l’unico (e inconsapevole) esaminato. Bene: nel 76% dei casi il soggetto sperimentale sbagliava apposta pur di conformarsi al gruppo.

“Ma per quale motivo questi simpaticoni sbagliavano?” chiese il nonno al nipotino. Il ragazzo disse di non saperlo e chiese al nonno di continuare  “Quando fu fatta loro la domanda, le risposte furono essenzialmente due:

-pensavo che gli altri avessero più informazioni di me.

-temevo di rendermi ridicolo rispondendo in maniera diversa.

In psicologia queste due risposte descrivono il processo di influenza sociale; nel primo caso si parla di influenza sociale di tipo informativo, nel secondo di tipo normativo. Nelle persone, entrambe creano una condiscendenza pubblica, ma nell’influenza sociale di tipo normativo non c’è un’accettazione interiore da parte di chi la subisce.

Conformismo e anticonformismo

Sono annosi gli studi di questi fenomeni, essi sono le radici di quello che viene definito conformismo, e accadono tutt’oggi in fatti più o meno rilevanti; pensa alle persone che votano un partito solamente perché la maggior parte dei loro conoscenti fa la stessa cosa (informativa), o gli adolescenti che si adeguano al gruppo della classe, pur non condividendone il modo di fare, solamente per non venire esclusi (normativa).

Esistono tuttavia delle persone che sviluppano un proprio pensiero, che consente loro di affrontare il comportamento prevalente della società senza soffrirne: gli anticonformisti. Tuttavia anche gli stessi anticonformisti sembrano omologarsi.

Tutti vogliono imitare qualcuno, questo è il pensiero, ad esempio, esposto da René Girard nella sua personale Teoria Mimetica, anche gli stessi anticonformisti che pur di diversificarsi dalla massa, finiscono per imitare gli altri anticonformisti nel loro comportamento.”

Il nonno finì i suoi aneddoti di con la speranza di aver innescato qualcosa nella fantasia del nipotino.

Il ragazzo andò via pensieroso e non particolarmente entusiasta.

Due giorni dopo il nonno trovò un cartellone sul tavolo, in casa sua. Lo aprì, era il lavoro che il nipotino aveva portato a scuola. C’era disegnato uno zaino trasparente con una scritta più in basso che recitava lo slogan. Ancora  più in basso ancora il voto: 10. Il tutto era accompagnato da un bigliettino su cui c’era scritto grazie nonno.

“Bel colpo ragazzo” pensò l’anziano curioso. 

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