Il futuro distopico del film potrebbe diventare materia di studio nell’educazione alla tecnologia

Dal momento che voglio essere onesto con chi legge questo articolo, ci tengo a mettere in chiaro una cosa: non si tratta di una critica cinematografica.

Questo è uno di quei film che ti lasciano con una lunga lista di spunti su cui riflettere, ma io ho deciso di prendere in analisi solo una di queste, ossia l’uomo rispetto alla società.

Ci tenevo da tempo a farlo. Ogni volta che chiedevo un parere sul film al Pinco Pallo di turno, mi accorgevo che dopo la critica c’era il momento di riflessione, come se ci fosse ancora qualcosa da metabolizzare. Allora mi sono detto “Questo è più di un film”, e ho cercato di fare chiarezza.

Analizziamo, in modo crudo, la vita sentimentale di Theodore, il protagonista di HER, un po’ come criticherebbe il mio commercialista un’opera d’arte.

Theodore dopo una forte delusione sentimentale, si rifugia in una relazione con un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale, che si chiama Samantha. Il sistema operativo si manifesta solo attraverso una voce. Con l’andare avanti della storia Samantha sviluppa un proprio carattere, che prende forma in un primo momento, assecondando i gusti di Theodore. Tuttavia con il passar del tempo, Samantha sviluppa un profilo personale indipendente da Theodore. Questa evoluzione la renderà più affine agli altri sistemi operativi rispetto agli umani. Le divergenze porteranno i due ad allontanarsi. Alla fine l’uomo viene scaricato dalla sua compagna, che in questo caso è un computer. Che sfiga Theodore, non te ne viene buona una.

Ora proviamo ad analizzare quante possibilità ci sono che, in un futuro prossimo, si possano sviluppare macchine in grado di elaborare e sviluppare sentimenti.

Cosa esiste già

  • i sistemi di raccomandazione: un esempio è l’algoritmo di Facebook che sceglie quali post farci vedere in base alla nostra esperienza sul web;
  • i giornalisti digitali: non sono in grado di fare approfondimenti ma, possono comunque scrivere articoli di piccolo taglio;
  • le chatbot: quelle utilizzate per i servizi clienti in grado di interpretare le richieste tramite chat e fornire soluzioni ai problemi degli utenti.

Potrei fare altri esempi di intelligenza artificiale, ma poi diventerebbe un articolo sulla tecnologia. Ora calcolando che venti anni fa giocavo con il Commodore 64 è ora si gioca con la Playstation 4 mi sembra plausibile che l’intelligenza artificiale di oggi potrebbe arrivare ai livelli di quelli visti in HER.

Ma perché sto dando tanta importanza a un film del genere, vi starete chiedendo.

La risposta è: credo che dobbiamo andare in pausa. Provo a spiegare cosa intendo per “andare in pausa”. Le opere che rappresentano futuri distopici dovrebbero, a parere mio, essere prese come una linea guida.

Vedendo la società futura alterata in peggio, abbiamo la possibilità di capire chi potremmo essere e possiamo fare una scelta chiedendoci “Vogliamo andare in quella direzione?”

Qualcuno starà pensando: “Impossibile arrivare a quei livelli, non preferirò mai fare sesso con un PC piuttosto che con un umano”.

Sì infatti, bene, il punto è: cerchiamo che le cose restino così!

Perché rischiamo?

La società di oggi tende a non affrontare i dolori o le delusioni. Si cerca la distrazione dopo la batosta e tendiamo a non mettere le mani nella cacca. Guardiamoci intorno: molte persone nonostante raggiungano alti livelli professionali, non sanno affrontare molte relazioni sociali. Prendiamo mazzate e non ci pensiamo, cerchiamo la distrazione più che la riflessione. Ma cosa faremo quando la tecnologia sarà in grado di coccolarci con la vita virtuale? In realtà parte di queste cose già stanno succedendo se calcoliamo l’uso spropositato dei social.

Io sono fiducioso nella nostra specie. Nell’ultimo secolo abbiamo capito che l’omosessualità e la pelle di un altro colore non sono malattie e diversità. Oddio c’è qualcuno che deve capire ancora bene il concetto ma in generale ci siamo.

Voglio anche chiarire che sono a favore della tecnologia, essa DEVE andare avanti. Ma per far sì che questo “andare avanti” non infici le nostre emozioni dobbiamo,  e mi ricollego a quello detto prima, “andare in pausa”. Mi chiedo se quella che potrebbe essere l’educazione tecnologica (un percorso didattico volto a far comprendere i rischi a cui può portare la tecnologia) possa aiutarci i tal senso.

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