L’astrofisico verrà ricordato non solo per le sue scoperte ma anche per la grande fiducia che aveva nella vita

Desideravo da tempo scrivere un articolo su Hawking. La mia ammirazione per questo uomo è nata quando ho superato la fase adolescenziale. Da quel momento ho cominciato ad inserire nella lista dei miti, fino a quel momento piena di rockstar sfascia-alberghi, gli uomini intelligenti.

Stamattina il vecchio Stephen mi si è rivelato in maniera mistica attraverso Jim, un super tatuato di quasi sessant’anni che veste come Pharrell, incontrato allo studio del mio medico. Che cazzo centra Hawking con un reduce di Woodstock?

Lo so che state pensando questo, ma vi assicuro che letto l’articolo, la mia mente non vi sembrerà così contorta.

Come dicevo, ero dal mio medico per un consulto visto che avevo un torcicollo da più di dieci giorni.

Jim era sull’uscio della porta pronto per andare via e, dal momento che non tiene molto alla sua privacy, mi ha invitato ad entrare nello studio. Tanto lui stava andando. Da quel momento sono rimasto un quarto d’ora ad ascoltare le storie di femmine e viaggi che Jim aveva incluso nei suoi saluti al medico.

Tra le varie cose è uscito fuori che Jim aveva avuto un infarto la settimana scorsa. Lo ha detto così, tra una cosa e un’altra anche perché, come vi ho detto, preferiva disquisire su altro.

Mi ha colpito molto il suo aspetto fisico, sembrava un vecchio sportivo ancora allenato, con tanto di acconciatura e giacca all’ultimo grido. Ho pensato a tutte le persone che ho visto dopo un infarto e così ho pensato di fargli i complimenti per la sua tempra. Non capita tutti i giorni vedere affrontare la malattia in questo modo.

Jim ha capito subito di avere di fronte un fan e così ha deciso di incalzare esclamando: “Beh ragazzo, in realtà questo è il quarto infarto”. In quell’istante mi sono sentito un vecchio decrepito con il mio misero torcicollo.

Andato via Jim, il mio medico che oltre a essere un gran simpaticone è anche un appassionato di scienza, ha cominciato a parlare della morte di Howking. Il la glielo avevo dato io visto che, conoscendo la sua passione, volevo un confronto sul vecchio Stephen con un buon conoscitore della materia.

A suo parere le scoperte di Hawking, saranno un apripista per la scienza che verrà

“Quando le tecnologie saranno ancor più evolute, si potrà toccare per mano quelle che sono state le scoperte di questo genio” mi ha detto.

Abbiamo fantasticato sulla creazione di una macchina del tempo in futuro grazie alla teoria dei buchi neri e su tanto altro ancora. Alla fine abbiamo deciso che avremmo rivisto La teoria del tutto il film su Howking per il quale Eddie Radmayne si è aggiudicato il premio Oscar.

Quando sono uscito dallo studio medico Jim era ancora nei paraggi. Si era fermato a parlare con due amici, che si ammazzavano dalle risate con le sue battute. Quando si è accorto che lo stavo osservando si è rivolto a me dicendomi: “Ricordati di guardare le stelle e non i tuoi piedi, per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire… non lo so chi l’ha detta ma mi piace”.

Era una frase di Howking.

Jim non sa nulla di Hawking, non sa che la maggior parte delle sue scoperte le ha fatte seduto su una sedia a rotelle, incapace anche di parlare ma, gli è bastata una sua frase letta chissà dove per capire l’essenza della sua esistenza, la gioia per la vita!

Dai i tipi come il vecchio Stephen c’è sempre da imparare. Da domani infatti riderò anche se, per sbaglio, mi tirerò una martellata sulla mano. Non ve lo prometto, ma ci provo.

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